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Il gran lettore dell’Altopascio

Ha il potere di rendersi invisibile. Sei seduto al tavolo di lettura, quello antico, di legni intarsiati, circondato su tre lati da scaffali di libri. E non ti accorgi che è lì, perché nella penombra, fermo e con gli occhi chiusi, si mimetizza con le venature del legno.

Si presenta lì tutte le mattine da tempo, puntuale all’apertura della biblioteca comunale di Altopascio. Alla chiusura viene cortesemente accompagnato all’uscita, ma è già capitato che sia rimasto chiuso dentro, tanto discreta è la sua presenza. Non è trasandato, né malnutrito. A quanto pare ha una famiglia che si prende cura di lui e una casa che affaccia sulla piazza dell’antico ospitale dei Cavalieri del Tau. A vederlo così, immobile e assorto, viene subito da pensare che si tratti di uno spirito molto antico, erede forse inconsapevole di qualche gran personaggio dell’epoca d’oro dell’Ordine, e che in quel luogo – che prima di essere biblioteca era foresteria – avesse un ruolo importante. Anima reincarnata del Maestro Generale Gallico, che ottenne il riconoscimento dell’Ordine ai tempi di papa Gregorio IX, nel 1239, e che lì accoglieva i pellegrini di rango e gli ecclesiastici in viaggio verso Roma; oppure uno dei medici dello Spedale, tra i maggiori esperti di farmacopea del medioevo, pratici di chirurgia, e che proprio in quella corte, destinata a orto dei semplici, facevano coltivare dai novizi e dai famigli le piante officinali con cui curavano i pellegrini malati.

E anche se tiene gli occhi chiusi, io sono convinta che legga e abbia ormai assorbito, con facoltà extrasensoriali a noi ignote, tutta la storia dei secoli trascorsi che trasuda da quei muri e dalle volte di mattoni, e tutta la conoscenza – antica e moderna - contenuta negli scaffali della biblioteca. Anche il suo mantello, quasi completamente nero, e che lascia intravedere solo il bianco del collo, fa pensare a un abito monastico, anche se abbiamo un’idea abbastanza vaga di come fosse quello dei Cavalieri del Tau intorno al XIII secolo.

L’ho incontrato poi sulla piazza, poco dopo il tramonto, che procedeva con aria regale, come a sorvegliare un territorio che era evidentemente di sua pertinenza. Mi ha anche riconosciuto, gratificandomi con un muto gesto di apprezzamento per l’interesse che mostravo per lui. Mi sono poi pentita di aver lasciato quel luogo così in fretta, senza approfondire la conoscenza di quell’anima senza tempo. Nemmeno ho chiesto alla bibliotecaria che nome avesse.

Per me rimarrà per sempre il gatto gran lettore dell’Altopascio, avvezzo ai pellegrini e custode degli arcani segreti dell’Ospitale. Se avete intrapreso il cammino sulla Via, non mancate di sostare alla biblioteca comunale, dove vi apporranno uno dei timbri più belli sulla credenziale, e chiedete del gatto. Sarà impegnato a contemplare l’infinito sul tavolo della sala di lettura, oppure a scrutare nell’anima dei viandanti dall’alto della stampante. Accoglierà un vostro gesto di affetto con riconoscenza, facendo le fusa composto, a occhi chiusi.

Nota: questo breve racconto, arricchito di un apparato di note che raccontano storia antica e recente dell’ospitale di Altopascio, della via Francigena, e del gatto gran lettore delle biblioteca, saranno pubblicati sul numero 107 delle rivista letteraria Ellin Selae (www.ellinselae.org).

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