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CF08 - Tappa18 - Da San Gimignano a Monteriggioini

ven 18 Lug 2008

Se l’impatto con la San Gimignano turistica di ieri pomeriggio mi ha un po’ infastidito, la San Gimignano delle sette del mattino torna ad affascinarmi.

Per strada incontro solo indigeni e lavoratori: netturbini, camerieri, e perfino manovali stranieri schierati accanto all’antica porta ad aspettare il caporale. Insomma, un paese “normale”.

Esco rapido abbandonando presto l’asfalto, per iniziare una tappa che si rivelerà indimenticabile. Supero agevolmente un guado che durante il mio ultimo sopralluogo invernale mi aveva dato dei problemi, a causa dell’effetto “sabbie mobili” del fango, risalgo e riscendo per un po’, fino ad arrivare ad una stupenda villa con torre panoramica, che so appartenere a un grande appassionato di Francigena che conosco.

Sfacciatamente busso, e vengo accolto a braccia aperte. Il mio ospite mi porta proprio sulla torre, da dove si ammira un panorama superbo su san Gimignano e alcuni chilometri di via Francigena. Affascinato, saluto e rigrazio per l’accoglienza degna di un pellegrino d’altri tempi, e nonostante la prima interruzione del mio cammino mi sia già “costata” un’ora, decido di concedermi ancora una piccola deviazione. Ad Aiano è in corso lo scavo di una Villa Romana del II Secolo, in cui tra l’altro sono già stati ritrovati reperti più recenti, che arrivano fino all’età longobarda. Se trovassero qualcosa dell’epoca di Sigerico potrebbe ragionevolmente trattarsi della XVIII submansio di Sigerico, Sce Martin in Fosse.

La visita allo scavo è molto interessante: Sofia, giovane archeologa, mi prende in consegna e mi spiega cosa stanno facendo le decine di studenti che lavorano come formichine, spostando terra, picconando, misurando, fotografando.

Me ne vado a malincuore: mi sarebbe piaciuto rimanede ancora un po’ a godere lo spettacolo. Ma nei chilometri successivi è un po’ come se la mia sensibilità archeologica si fosse acutizzata, e mi sembra di vedere dappertutto antichi selciati. Dopo Gracciano la scoperta più bella: mi accorgo di calpestare pietre costellate da… conchiglie! Ebbene si, il selciato è pieno di fossili stranamente somiglianti al simbolo di Santiago, un gemellaggio geologico inatteso.

La tappa è meravigliosa, quasi tutta su sterrato. Spesso rallento, mi guardo attorno, allargo le braccia come per catturare il paesaggio che mi circonda, o per sentire il vento, o per intercettare meglio l’energia che percepisco attorno a me.

Vorrei che questa tappa non finisse mai, e m’incammino lento verso le torri di Monteriggioni. Uno degli scorci-simbolo della Francigena.

Accoglienza deliziosa da parte dell’Ass. Mariotti, che ci dà il benvenuto a nome del Comune e ci guida in una interessante visita ad Abbadia a Isola.

Dopo un’ottima cena tra le mura del Castello, mi attardo a parlare di Via Francigena, in una delle più belle piazze d’Italia.

Alberto Conte

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