Il pellegrino, protagonista colto dei grandi itinerari, di A. Conte

Uno dei più illustri studiosi italiani in materia di pellegrinaggio illustra dodici regole fondamentali per riconoscere e valorizzare un itinerario storico e devozionale

Il prof. Caucci Von Saucken, direttore del Centro studi Compostellani di Perugia (www.confraternitadisanjacopo.it), durante un convegno sulla Via Carolingia che si è tenuto a Colle Umberto, vicino a Perugia, il 26 Settembre 2009, ha presentato un dodecalogo dei criteri che devono guidare gli studiosi nel riconoscimento e nella tracciatura di un itinerario di pellegrinaggio:

  1. Un itinerario di pellegrinaggio deve avere una meta, che ne condiziona l’itinerario e gli dà il significato;
  2. Deve avere una struttura ospitaliera di accoglienza, simile a quella che  anticamente faceva capo alle confraternite, agli ordini religiosi, agli ordini dei templari;
  3. devono essere presenti resti archeologici: strade, ponti, ospitali, tombe di pellegrini;
  4. lungo il percorso, ad esempio in affreschi o sulle facciate delle chiese, ci devono essere tracce dei simboli dei pellegrini, segni del loro passaggio: conchiglie, bordoni, segni di riconoscimento che si trovano lungo il cammino;
  5. non possono mancare i segni della devozione religiosa: chiese, cappelle dedicate ai protagonisti del pellegrinaggio come San Giacomo, San Cristoforo, San Rocco, San Martino, magari con cicli pittorici dedicati al pellegrinaggio;
  6. la toponomastica deve richiamare l’appartenenza dei villaggi a un itinerario: Spedalicchio, Ospitaletto, sono nomi che richiamano l’esistenza di strutture di ospitalità, ma anche i paesi che si chiamano come santi pellegrini possono essere un segnale;
  7. la tradizione popolare deve trasmettere leggende di santi e pellegrini;
  8. si devono trovare richiami al pellegrinaggio nella documentazione di archivio: contratti, locazioni, registri delle confraternite e dei monasteri e degli ospedali;
  9. la letteratura odeporica, ovvero i diari di viaggio dei pellegrini, sono fondamentali per conoscere i percorsi; questi possono riguardare sia i personaggi illustri sia il loro seguito (spesso le personalità più importanti viaggiavano con un seguito di decine di persone);
  10. devono essere analizzati i testi letterari (ad esempio chansons de geste, ecc.)
  11. un’altra fonte importante è la cartografia storica;
  12. può comunque essere utile qualunque altro tipo di documentazione: franchigie, transazioni commerciali, ecc.

“Per aprire l’itinerario”, sostiene il Prof. Caucci, “la metodologia deve essere rigorosa: prima di tutto va effettuata l’analisi storica di cui sopra; quindi si deve fare una ricognizione sul territorio, tracciare e descrivere l’itinerario; infine bisogna mandarci più pellegrini possibile, che affinano e aggiustano la strada, e creano nuove necessità.”

Il flusso di pellegrini è quindi determinante per la messa a punto dell’itinerario, secondo il Prof. Caucci che conclude spiegando il suo punto di vista in proposito: “Una volta tracciato un percorso bisogna capire se funziona, e lavorare al suo miglioramento, in un processo che può durare anni.

Il pellegrino è l’elemento centrale, un protagonista consapevole e informato che determina come deve essere il “prodotto”, una persona che sa scegliere e decidere, indipendentemente dalle scelte che sono state fatte da chi ha progettato il percorso”.