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Tappa 22 - Da Bar Sur Aube a Chateauvillain

sab 24 Lug 2010

Mi ci vuole un pò per alzarmi dal letto stamattina. Sento di non aver recuperato abbastanza. Mi do una sciacquata alla faccia sperando di svegliarmi ma l'acqua fredda non da il risultato sperato.

Il temporale di ieri ha ben rinfrescato l'ambiente e l'asfalto è ancora umido.

In città stanno montando le bancarelle: deve esserci una festa oggi. Qualcuno si gira a guardarmi incuriosito e commenta. Nessuno però che si avvicini. Anzi, qualcuno cambia persino marciapiede per evitare di incrociarmi. Timore il loro? Di cosa? Non lo capisco.

La strada verso Barolville lambisce la collina tra alberi e villette isolate. E' ancora presto e le persiane sono ancora tutte chiuse. I cani abbaiano assonnati al mio passaggio. Un cavallo, dietro ad un filo elettrico, è l'unico che si avvicina. Gli accarezzo il muso. E' morbidissimo. Lui sembra gradire la coccola.

Continuo a camminare e in breve arrivo a Barolville. Mi guardo intorno. Le strade sono deserte e l'unico bar è ancora chiuso. Eppure sono le otto passate. La via che esce dal paese attraversa un vigneto superando un piccolo rilievo. Qui una grande croce in legno segna l'inizio della via verso l'Abbazia di Clairvaux e dall'alto la si può vedere che attraversa tutta la valle per poi risalire addentrandosi in una foresta. Mi avvio.

Mi affascina camminare nella natura rigogliosa. Il fruscio delle foglie, il canto degli uccelli, i rumori tra i cespugli, i versi sconosciuti di qualche animale che si nasconde. Quell'alone di mistero che avvolge l'ambiente ravviva la mia curiosità e stimola la riflessione. Sono da sola. Ma non mi sento sola.

Mi torna alla mente la frase che ieri una persona mi hasciato sulla messaggeria del blog: "Ti faccio tanti auguri per il tuo Cammino. Devi essere una donna molto sola". Ho pensato molto a questa affermazione ma non ho trovato nulla che mettesse in relazione la solitudine con il Cammino, se non la scelta di farlo proprio per passare un periodo soli con se stessi.

La mia risposta è stata: " Davvero credi che non si possa camminare per il puro piacere di farlo?" Io cammino perchè mi piace, perchè mi fa sentire viva, perchè mi da un senso di libertà che invece rimane oppresso quando mi lego ai ritmi che la società impone. Cammino per riflettere, cammino per pregare, cammino per percepire, cammino per imparare.

Ma anche solamente per visitare, per conoscere e per apprezzare. E a volte cammino anche per stare un pò da sola, ma non perchè sono sola. Soli si è quando ci si sente. Posso sentirmi sola in mezzo ad una foresta, o attraversando un campo di grano non certo di più che in una piazza rumorosa stracolma di persone o in compagnia di amici durante un aperitivo.

La solitudine è una condizione che non dipende dalla presenza fisica o dal sostegno morale di altre persone ma dalla quantità di Amore che ti riempie il Cuore e dalla capacità che si ha di valorizzare la propria persona e tutto ciò che le sta intorno.

Ci si sente soli nel momento in cui si perde la percezione dell'Amore incondizionato che ci circonda e che si riflette in tutto ciò che l'Universo ci dona. Il Divino ci Ama sempre. Noi ci sentiamo soli nel momento in cui perdiamo la percezione di questo suo Amore. E quindi mi posso sentire sola in mezzo ad una foresta, ma anche quando chiacchiero insieme ad un amico, seduta in un bar.

E quindi, anche sul Cammino, come nella Vita: ci sono giorni in cui mi sento sola, momenti in cui vorrei condividere la mia esperienza con qualcun'altro; ma ce ne sono molti altri in cui la percezione che ho della grandezza di Dio e del suo Amore, mi basta per riempire il Cuore e sentirmi Libera e in Pace.

La solitudine è presente nel Cuore di coloro che non riescono a percepire l'Amore che li circonda.
Un falco spiega le ali e vola basso sopra la mia testa. Lo seguo con gli occhi incantata mentre sparisce dietro i folti alberi.

Secondo la mappa l'Abbazia di Clairvaux dovrebbe apparire proprio dietro la curva. Rimango stranita, invece, nel vedere un misterioso muro percorrere il bordo della strada. All'interno si scorgono i tetti di alcune case. Che forse Clairvaux si trovi all'interno? Mi aspettavo di trovare un enorme ingresso al paese, magari con un bel cancello in ferro decorato, e invece, come in una prigione, le sbarre arrugginite di un cancelletto bloccano l'entrata.

In lontananza, oltre le case semideserte, si scorge un grande edificio con un vecchio orologio in cima alla facciata. Continuo fiancheggiando il lunghissimo muro e finalmente trovo l'ingresso. La scritta "Accuel" mi fa capire che per quanto il luogo non sia molto curato, si tratta comunque di qualcosa di turistico. C'è persino un'Hospedaria, dove i visitatori possono fermarsi per la notte. Una suora mi nota e capendo che sono una pellegrina mi offre ospitalità per la notte.

La ringrazio, ma le dico che ho intenzione di continuare. Sono solo le 10.30 e voglio approfittare della giornata fresca per fare qualche chilometro in più. E quindi, prima superando una collina e poi continuando tra campi coltivati a frumento e girasoli, attraverso piccoli paesini fino ad arrivare, stanca, a Chateauvillain.

La ragazza dell'Ufficio Turistico è molto gentile. Dopo avermi timbrato la Credenziale mi dice che il Comune ha uno spazio gratuito per l'ospitalità dei pellegrini e mi ci accompagna. Si tratta di due stanze al piano terreno di un vecchio edificio, con 5 letti pieghevoli e un tavolo sopra il quale c'è del cibo per fare colazione e un forno a microonde per scaldare le pietanze.

C'è un servizio igienico con water e lavandino, ma non c'è la doccia. Pazienza! Se non mi lavo per un giorno non succede nulla. C'è persino un termosifone elettrico per le notti più fresche. Che può volere di più un pellegrino?

Purtroppo però anche oggi mi trovo in un luogo dove evidentemente la SFR, la società francese della Vodafone si è "dimenticata" di mettere il ripetitore, tanto che anche il mio telefono risulta fuori servizio. Devo camminare per più di un chilometro fuori dal paese per riuscire a chiamare mia madre che tutte le sere ovviamente aspetta mie notizie e telefonare al mio caro amico Ettore, per fargli scrivere il temuto avviso di fine giornata: "Cristina è arrivata.

Scusate, ma non c'è connessione internet". L'High-Tech è per l'ennesima volta sconfitta dalla mancanza del segnale!

Mappa

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