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Tappa 69 - Da San Quirico d'Orcia a Radicofani

dom 19 Set 2010

Un forte abbraccio. Andrea fa ritorno a casa. So che mi mancherà l'energia del suo sorriso.

Ma in compenso ieri sera il Cammino mi ha fatto un'altra sorpresa. Evidentemente non vuole che arrivi a Roma da sola. Un altro amico fino ad ora "virtuale", Dario, mi raggiunge dalla Sicilia. Quando lo vedo, seduto nello studio della canonica mentre Don Gianni gli timbra la credenziale, mi rendo conto che il suo volto non mi è nuovo.

"Ciao Cristina, volevo farti una sorpresa!" - mi dice con un sorriso un pò imbarazzato, mentre nella mente riconosco la sua foto tra gli "amici" di facebook. "E ci sei riuscito! - gli rispondo ancora incredula mentre lo abbraccio.

E così la mia Francigena continua in buona compagnia, dopo una bella colazione al bar offerta gentilmente da Don Gianni al quale aspetta una domenica impegnatissima, tra messe e battesimi.

Il cielo è grigio e promette pioggia. Nell'aria già se ne sente il tipico profumo. Ci lasciamo alle spalle la bella San Quirico e dopo un tratto su asfalto imbocchiamo una strada sterrata che si inoltra tra le colline. Un nuvolone grigio sale dalla valle ed inizia a divorarne i contorni. In breve ci ritroviamo a camminare nella nebbia, concentrati su ogni singolo passo. Oltretutto il terreno è un scivoloso a causa del forte temporale di questa notte.

La cadenza siciliana di Dario, per fortuna, riesce a rallegrare il momento. Mi parla un pò della sua vita e delle sue esperienze di Cammino. Ed io lo lascio libero di raccontarsi. Di solito non faccio domande che entrano nel "personale".

Non perchè non sia curiosa, ma perchè preferisco rispettare i tempi di cui ognuno ha bisogno per aprire una finestrella del proprio Cuore all'altro. E fare domande troppo spesso mette in imbarazzo la persona che deve rispondere, soprattutto quando è timida, costringendola magari a parlare di argomenti che non si sente di affrontare in quel determinato momento.

La spontaneità della parola, è sempre accompagnata da un sentimento più forte. Perchè quando una persona decide di raccontarsi, è perchè realmente desidera farlo, facendo quindi trasparire tutta l'emozione del suo presente. E pian piano anche la timidezza scompare, quando dall'altra parte c'è qualcuno che sa ascoltare. L'ascolto. Sono tutti bravi a fare domande. Io credo invece che sia l'arte dell'ascolto a tenere viva una conversazione.

Arriviamo a Bagno Vignoli. La Via non lo attraversa, ma noi decidiamo di fare una piccola deviazione per visitarlo. Piccolo borgo, ben ristrutturato, la cui caratteristica è una grossa piscina termale, attualmente tiepida, costruita nella piazza principale, dove però non è consentito bagnarsi. E non percependo l'energia che speravo di trovare, suggerisco a Dario di continuare subito la nostra marcia verso Radicofani.

L'asfalto ci accompagna ancora per qualche chilometro fino a riprendere uno sterrato. Poi un goccia. E un'altra. E in breve siamo sotto un diluvio. La pioggia scende fortissma e incessante. Il rumore delle gocce che battono sul kway mi impedisce di sentire altro nell'intorno. La strada in breve si trasforma in un fiume di fango, favorendo scivoloni e appesantendo le scarpe. In silenzio, Io e Dario proseguiamo, mentre la stanchezza inizia il suo corso.

I miei poveri piedi, imbevuti nell'umidità delle calze, chiedono una pausa, ma fermarsi sotto quest'acqua sarebbe condannarci ad un sicuro raffreddore. E, anche camminando, inizio a sentire un gran freddo. Colpa del vento che continua a soffiare trasversale, incanalando la pioggia anche negli angoli del corpo più riparati. Sono completamente fradicia. E l'acqua che mi scivola tra la schiena e lo zaino mi rabbrividisce fino a morire sulla stoffa dei pantaloni.

Continuo camminado a testa basta, contando i sassi sulla Via. I bellissimi panorami che ci saremmo dovuti godere oggi, si sono trasformati in sfondi grigi e umidi, e per quanto l'intensità della pioggia inizi a calare e il cielo a schiarirsi leggermente, il corpo bagnato e le sensazioni che ne derivano catturano totalmente la mia attenzione, oscurando tutto il resto.

Raggiungiamo la Cassia, per fortuna poco trafficata e ci fermiamo a riposare in un bar approfittando per mangiare un panino e asciugarci un pò i vestiti.

La salita verso Radicofani è quasi tutta su asfalto. Nove lunghi chilometri, che pesano su gambe e piedi. Fortuna che sono in compagnia e che tra una chiacchiera e l'altra il tempo comunque passa, mentre le nuvole pian piano iniziano a diradarsi. Il fondovalle, a macchie, si illumina ai raggi del sole che riesco a filtrare. E dalla cresta della collina ci godiamo finalmente il panorama. Radicofani è proprio davanti a noi, arroccato su una collina alberata.

La torre della Fortezza domina i tetti delle case in pietra. Molto suggestivo attraversarle, mentre cerchiamo l'ostello dei pellegrini.

Ci viene ad aprire Alessandro, un volontario della Misericordia di Radicofani. L'ospitale non si trova più in Via Magi, come segnalato su molti elenchi, ma è stato trasferito a lato della chiesa, in custodia proprio alla Misericordia. E' uno di quegli ostelli che chiamo "di lusso". Pulito e super attrezzato, cucina inclusa. Quei luoghi dove l'Amore, percepito nella Carità offerta al pellegrino, ti culla tra le sue braccia fino ad addormentarti.   

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