Tappa 70 - Da Radicofani ad Acquapendente

La sveglia suona alle 4:00. Capita spesso che la sera precedente mi senta troppo stanca per scrivere e quindi preferisco farlo la mattina prima di partire.

La verità però è che oggi sarei andata volentieri avanti a dormire. Ma ho troppi diari indietro. E il tempo per scriverli, da qualche parte, me lo devo ritagliare.
 
Alle 7:30 io e Dario ci lasciamo alle spalle la fortezza di Radicofani. Il cielo è limpidissimo e l'aria frizzante. Scendiamo lungo la provinciale fino ad imboccare una strada sterrata. Davanti a noi le dolci colline della Tuscia si ergono in tutto il loro splendore.

Ricordo Andrea quando due giorni fa me ne parlava. Peccato non sia potuto rimanere per ammirarle. Mi fermo per una foto, poi chiudo gli occhi e lascio che il vento mi accarezzi il viso. Continuamo a scendere. Il terreno è un poco scivoloso per la presenza dei piccoli sassolini bianchi e in alcuni punti incontriamo anche fango e pozzanghere, ricordo del diluvio di ieri.

Ed ecco che un pastore maremmano ci sbarra la strada. Poi un altro. E, dietro la curva, un terzo. Mi tornano alla mente le raccomandazioni di Don Gianni a San Quirico d'Orcia. "Attenzione - diceva - quando vedete un gregge di pecore stategli ben distanti. I maremmani camuffano il loro pelo bianco con la lana delle pecore e se vedono che tentate di avvicinarvi, escono allo scoperto e vi attaccano. Le pecore sono la loro famiglia.

La difenderanno a costo della morte." I tre cani non smettono di fissarci e ringhiare. Do uno dei miei bastoni a Dario e raccogliamo cautamente qualche pietra da terra. Poi riprendiamo a camminare cercando di rimanere indifferenti alla loro presenza. I cani ci scortano lontano dal gregge continuando ad abbaiare fino quasi la curva successiva. Noi, tenendo il bastone puntato verso dietro e le pietre ben strette nelle mani assecondiamo il loro comportamento cercando di non far trasparire il timore che invece ci domina. Alla curva i maremmani si fermano ma rimangono ad osservarci fino a raggiungere quella che ritengono una distanza di sicurezza.

"Certo che il loro lavoro lo sanno fare davvero bene!" - sussurra Dario, rompendo il silenzio che si era creato. Io, ancora stringendo la pietra in mano, annuisco con la testa, e dopo qualche secondo mi rassereno
accennando un sorriso.

La strada continua in discesa tra prati incolti e casali agricoli fino a raggiungere il paese di Ponte a Rigo. Qui mi trovo di fronte ad un dilemma. La traccia che ho caricata nel GPS mi porta ad andare verso sinistra per poi camminare in cresta alle colline. Le uniche indicazioni che ci sono invece mi portano esattamente nella direzione opposta, lungo il bordo della trafficata Cassia.

Che fare? La prima soluzione è la più lunga ma sicuramente la più sicura, oltre ad essere anche la più bella in termini naturalistici e culturali. La seconda invece è più breve di circa 5-6 chilometri ma è quasi tutta su asfalto, abbastanza monotona e alquanto pericolosa a causa del costante passaggio di camion e auto. La stanchezza derivata dalle fatiche di ieri mi porta a scegliere quest'ultima, con la speranza di poter arrivare presto e poter recuperare un pò di lavoro arretrato.

Scelta, col senno di poi, errata, in quanto osservando le colline dal basso mentre schivo le auto, mi rendo conto dell'opportunità persa di conoscere nel cuore questi meravigliosi luoghi .

Le due Vie si riuniscono un paio di chilometri prima di Acquapendente in una salita che, attraversando un piccolo bosco, porta all'ingresso del paese, dove un cartello a sfondo marrone informa sull'indirizzo dell'Accoglienza ai pellegrini. Mi aspettavo di trovare qualcosa di meglio nell'Ospitale gestito dalla Confraternita di San Giacomo di Compostela di Perugia. Non mi riferisco al tipo di alloggio, comunque decoroso e per il quale solo dobbiamo ringraziare l'impegno dei volontari.

Ma ritengo che, per quanto spartano ed essenziale possa essere un luogo, debba per lo meno rispettare un certo livello di pulizia. E' vero! è dovere del pellegrino pulire dove sporca, ma nel caso non lo faccia, mi sembra intuitivo che sia necessaria la presenza di qualcuno che ogni tanto vada a pulire, quel qualcuno che mi sembra che qui non ci sia.

Fortuna che poco dopo suonano al campanello tre pellegrini spagnoli che, dopo aver visionato la situazione, si offrono per cercare un'alternativa, trovandola presso le Suore dell'ex Convento dei Cappuccini, luogo tranquillo e pulito, in cima ad una salita. Noi decidiamo di seguirli.

Il pomeriggio trascorre tra chiacchiere e racconti. I tre pellegrini spagnoli sono partiti da Roma diretti a Santiago. Scopro persino che due di loro seguivano il mio blog prima di partire per iniziare la loro lunga avventura...

E mentre aspetto l'ora di cena, ascoltando i racconti di Josè, Josè Maria e Angel, mi rendo conto che Roma ormai è alle porte...