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Tappa 12 - Da Serancourt Le Grand a Tergnier

lun 12 Lug 2010

Fuori sta ancora piovendo. Sono seduta sul letto fissando lo schermo del notebook. Cancello e riscrivo ogni frase almeno tre volte, segno forse dell'insoddisfazione di questa giornata.

Insoddisfazione che mi fa sentire prigioniera, che non mi fa sentire bene. L'idea che forse oggi avrei potuto fare meglio. Il pensiero di non aver avuto il coraggio di superare i miei limiti. Il forte rumore dei tuoni che ancora mi sta facendo sobbalzare. E i lampi che tagliano in due il cielo.

Nient'altro. Ma questo "niente" mi ha fermata.
 
Ho passato la notte a girarmi nel sacco a pelo. Il divano era scomodissimo e la mia schiena ne ha risentito parecchio. Mi preparo velocemente e in breve sono già sulla via verso Tergnier, la meta di oggi.

Ho una gran fame, ma è troppo presto per sperare di poter trovare un bar o un negozio alimentari aperto. Mi riprometto di fermarmi a fare colazione appena ne troverò uno.

Le spighe fanno da sfondo al mio cammino: il vento le piega dolcemente producendo un leggero fruscio che si somma al rumore dei miei passi sullo sterrato. Mi sento debole, ma deve essere perchè non ho mangiato.
Il sentiero sbocca sulla strada provinciale, poco trafficata.

Improvvisamente un soffio di vento freddo mi fa rabbrividire. Volto lo sguardo in direzione opposta al vento: un'immensa nuvola scura si preapara ad invadere il cielo. Il pochi minuti la temperatura scende di una decina di gradi, tanto che sento il bisogno mi coprirmi con il golf. Il vento comincia a soffiare più forte e in lontananza si cominciano a sentire i primi tuoni.

Accelero il passo. Voglio raggiungere Montescourt prima che inizi a piovere. Ma non faccio in tempo a pensarlo che le prime gocce iniziano a cadere, susseguendosi sempre più fitte. E quindi un lampo, e poi un boato mi fanno saltare dallo spavento.

Il cielo è nero come mai lo avevo visto prima ed ogni pochi secondi un fulmine lo taglia in due, seguito da rumori simili a delle esplosioni. Montescourt è proprio a poche centinaia di metri da me: mi metto a correre tra le pozzanghere che nel frattempo si sono già formate ai lati della strada.

Sento che qualcosa mi colpisce in testa, poi un'altra volta, e ancora. Grandina!. Inizio a sentire un pò d'ansia: il problema non è camminare sotto la pioggia, l'ho sempre fatto!; il problema sono i fulmini. La pioggia bagna: nient'altro.

Il fulmine se ti prende...

Riesco a ripararmi sotto una tettoia, ma sono ormai fradicia. Il cielo continua ad illuminarsi per i lampi e la pioggia non accenna a diminuire. Appoggio a terra lo zaino e aspetto. Ho un gran freddo e il vento, sempre più forte, contribuisce a raffreddarmi ancora di più.

Ho bisogno di trovare un luogo chiuso dove ripararmi. L'indicazione "Mairie" mi da l'idea. E di corsa mi reco agli uffici del comune, dove gentilmente le due impiegate mi ospitano e mi offrono del caffè e  dei biscotti. Rimango ad aspettare per quasi due ore, ma purtroppo il tempo non accenna a migliorare. I lampi continuano ad illuminare il cielo e la pioggia segue battente.

A questo punto non mi rimane che prendere una decisione. Non ho molta scelta, o vado a piedi con questo tempo o prendo il treno fino alla meta.

E la mia paura per i fulmini prevale! Alle 13 sono sul treno che mi porta a Tergnier, guardando dal finestrino il cammino, quasi totalmente allagato, che avrei dovuto percorrere e chiedendomi se ho fatto la scelta giusta...

Ogni volta che abbandono il Cammino (chi ha seguito il precedente lo sa!) mi sento sconfitta e anche in colpa. Ho la sensazione di tradire il mio spirito pellegrino e di tradire anche il Cammino stesso. Ma ci sono delle volte che i nostri limiti prevalgono. E per me, questa, è quella volta.
 
Continuo a scrivere e cancellare le frasi: si!, sono insoddisfatta della mia giornata e probabilmente anche della mia scelta. Fisso ancora, per l'ennesima volta il monitor del netbook.

Non mi va più di pensare a questa giornata; domani sono certa che andrà meglio.

Mappa

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