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Tappa 17 - Da Reims a Trepail

lun 19 Lug 2010

Le luci dell'alba colorano di arancione la Cattedrale di Reims. Apro la finestra della mia piccola stanza e l'aria fresca del mattino addolcisce il mio risveglio. Nel prezzo della camera questa volta è inclusa la colazione.

Approfitto quindi per riempirmi bene lo stomaco e mi preparo un panino al formaggio da portare via per il pranzo. Alle 7:00 sono già sul Cammino. La via prosegue lungo lo stesso canale da dove sono arrivata.

L'ambiente è gradevole e mi trasmette una certa tranquillità. Solitamente tutte le volte che esco da una grande città mi prende un leggero stato di ansia, dovuto alla maggior possibilità di fare incontri non desiderati nelle periferie o nelle zone industriali.

Mi sento invece avvolta da un insolito velo di serenità, che mi fa sorridere senza apparente motivo. Incrocio molte persone praticando sport: chi fa jogging, chi va in bicicletta, chi passeggia a buon ritmo. Molto dolce un bimbo biondissimo sulla sua biciclettina, ancora con le rotelle e il suo papà dietro che lo segue pattinando.

Con stupore mi accorgo della presenza del simbolo della concha dei pellegrini su un paletto di legno verniciato a nuovo e sotto la scritta: "Saint Jacques de Compostelle - 2400 Km". Evidentemente il Cammino che parte dai paesi del nord Europa verso Santiago e la Via Francigena coincidono in questo tratto. E proseguo alla ricerca di altre indicazioni.

Ormai sono fuori città. Sulla mia sinistra il canale mi separa dalla zona industriale, mentre a destra dietro alla boscaglia si intravedono solo campi coltivati. Quando mi trovo in luoghi particolarmente isolati e dove difficilmente sono possibili incontri con altre persone, ho l'abitudine di voltarmi spesso proprio per essere certa che effettivamente non ci sia nessuno.

E invece questa volta, scorgo in lontananza una macchia rossa che si avvicina a buon passo. Presa da un leggero timore, accelero il passo e comincio a voltarmi più spesso fino a che alla prima occasione faccio una piccola deviazione su una stradina parallela e mi fermo dietro un albero aspettando che passi, facendo finta di consultare la cartina.

"Com sa va?" - ad un tratto una voce maschile mi giunge alle spalle. Faccio un salto dallo spavento. Un uomo con un grosso zaino, un cappello da cowboy in testa e un bastone si mette a ridere e si scusa per avermi spaventata.

E' l'uomo dalla maglietta rossa da cui mi stavo nascondendo. "Sei un pellegrino?" - è la cosa più istintiva che mi esce alla bocca. Lui sorride e mi dice che sta andando a Santiago. Tiro un sospiro di sollievo e dentro di me mi do della stupida per aver pensato ad un male intenzionato, solo perchè ritenevo impossibile che qualcun'altro percorresse quello stesso sentiero isolato.

Si chiama Michael ed è belga. E' partito da casa e spera in tre mesi di arrivare a destino. Mi dice che sono la terza pellegrina che incontra da quando è partito e che appena dietro di noi, a qualche centinaio di metri, c'è anche un signore olandese, anch'egli diretto a Santiago.

Un giorno memorabile per me: due nuovi compagni nello stesso giorno!

Mentre camminiamo scambiamo quattro chiacchiere, poi però ci salutiamo dandoci appuntamento a Trepail; lui è molto più rapido di me e vuole evitare di camminare dopo mezzogiorno.

Il paesaggio si trasforma. Il cammino prosegue tra profumati vigneti. Peccato che sia ancora presto per l'uva. Sicuramente avrei approfittato per assaggiarne un grappolo. Si comincia a salire sulle colline e in breve mi ritrovo a camminare in un bosco. E' molto piacevole la frescura sotto l'ombra delle grosse querce.

Il sole è ormai alto e la calura diventa ogni istante sempre meno sopportabile. Passo al lato di due paesi e continuo seguendo le indicazioni bianche e rosse e, quando c'è, la concha di Santiago.

Il tempo passa rapido mentre ascolto le voci del bosco. Gli uccelli cinguettano allegramente e il fruscio tra gli arbusti mi indica la presenza di qualche piccolo animale, probabilmente roditori.

E finalmente qualcosa di grosso esce da dietro gli alberi e si ferma in mezzo alla strada fissandomi. Un meraviglioso cervo dalle possenti corna ramificate. E, al seguito, il suo piccolo. Non faccio in tempo a tirare fuori la macchina fotografica che subito si dileguano, forse credendosi in pericolo. Sorrido nella speranza di poter vederne ancora.

Alle 12:30 sono a Trepail. Ed ecco Michael seduto sulle scale della chiesa, all'ombra, con il cellulare in mano. Mi dice che ha provato a chiamare la signora che dovrebbe accogliere i pellegrini, ma che non risponde.

Mi offro per andare in cerca di informazioni. Al negozio di alimentari la proprietaria mi fa capire che la signora è andata in vacanza per qualche giorno e mi dice di andare a cercare Madame Bertrand, indicandomi dove vive.

Michael citofona e si piazza davanti alla porta. Una simpatica signora ci apre e si rallegra nel vederci, invitandoci ad entrare. Il marito la raggiunge ed iniziano una conversazione di cui realmente riesco a capire poche parole.

So solo che in pochi minuti mi ritrovo al piano di sopra in una accogliente cameretta, mentre Michael si sistema in un altra stanza. La signora Bertrand ci mostra i servizi e ci dice che se vogliamo possiamo lavare i vestiti nella lavatrice.

Ci chiede se vogliamo cenare con loro stasera e cosa vogliamo mangiare; poi torno di sotto. Mi sento un attimo confusa e chiedo a Michael di farmi un breve riassunto di quello che sta succedendo.

"Questa famiglia semplicemente si è offerta di ospitarci nella loro casa, mentre l'altra signora che si occupa dell'accoglienza dei pellegrini non c'è. Fanno parte dell'associazione degli amici del Cammino e si rendono utili condividendo ciò che hanno con i pellegrini."

Rimango incredula nell'ascoltare queste parole, ma dentro di me ringrazio l'Universo per avermi fatto incontrare delle persone tanto umili e altruiste.

Nel frattempo ci raggiunge anche il pellegrino olandese che si sistema in un altra stanza.
E' un luogo di pace e di carità quello in cui ci troviamo. Ci muoviamo liberamente per la casa come se fosse la nostra e stasera condivideremo la cena proprio come se fossimo degli amici di famiglia.

Quello di oggi è veramente un grande regalo. Non ho altre parole che un sentito GRAZIE!

 

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