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Tappa 24 - Da Langres a Champlitte

lun 26 Lug 2010

Metto i piedi giù dal letto e nel tentativo di alzarmi perdo l'equilibrio a causa dell'indolenzimento. Mi capita tutte le mattine, ma questa volta il dolore è tanto. Me li massaggio un pò. Sicuramente scaldandoli riprenderanno la loro corretta funzionalità. E infatti nel giro di dieci minuti sono in piedi che preparo lo zaino.

Nel prezzo della camera è compresa anche la colazione e quindi approfitto del buffet per mettermi subito in forza, ma senza appesantirmi troppo. Mi preparo anche un panino al formaggio da portare via per il pranzo.
Anche oggi si prospetta una lunga e difficile giornata. Reduce dei 41 Km di ieri, oggi me ne aspettano quasi altrettanti: così dice la guida. Ma io ho già studiato un percorso alternativo che dovrebbe farmi risparmiare due o tre chilometri. Speriamo solo di non trovare sorprese.

L'uscita da Langres è abbastanza caotica. E' l'ora della "corsa al lavoro" e auto e camion invadono la strada provinciale, che coincide con il mio cammino. Fortunatamente dopo un paio di chilomteri la mia rotta desvia a sinistra per una strada molto meno frequentata. Prima di immergermi tra i campi dorati, passo a fianco di un grosso centro commerciale. Uno di quei luoghi in cui non lavorerei mai, a meno di non avere alternative. Sono infastidita dal consumismo di massa e per principio non mi metterei mai a convincere una persona a comprare qualcosa che non le serve.

So di avere buone qualità oratorie ma preferisco usarle per altri scopi.
Il fatto di percorrere una via differente da quella proposta dalla mia guida, tiene vivo il mio interesse per tutto il tragitto. Sto più attenta all'ambiente che mi circonda confrontandolo spesso con la mappa sul mio GPS e mi stupisco di quanto questo sia tanto preciso, indicando persino dove iniziano e finiscono le aree boschive, e a volte anche il tipo di coltivazioni presenti.

Mi accorgo di aver finito l'acqua. Stamattina mi sono dimenticata di comprarla e me ne era rimasta poca da ieri. Arrivata a Heuilley Cotton mi rendo però conto che non c'è possibilità di comprarne. Nessun bar, nessun alimentari. Nè qui, ne nei prossimi paesini: è quanto mi fa capire un signore a cui chiedo indicazioni.
Mi faccio coraggio e decido di andare a bussare a qualche casa sperando che qualcuno mi offra dell'acqua. E sono fortunata al primo tentantivo: un gentile ragazzo, con un buon inglese, alla mia richiesta si precipita dentro casa e ritorna con una bottiglia da un litro e mezzo di acqua. Mi fermo un pò a chiacchierare, approfittando per riposarmi e poi mi rimetto in marcia.

Arrivata a Saint Broignt le Bois mi accorgo di una freccia in legno che indica un sentiero marcato in giallo e verde in direzione di Maatz. Chissà che passando per la collina riesca a risparmiare ancora un altro chilometro. E mi addentro nel bosco. La salita non è molto ripida ma l'umidità lasciata dalla pioggia di ieri ha reso il terreno molto scivoloso. Arrivata in cima mi trovo ad attraversare quella che credo sia una fattoria. D'improvviso un cane si mette ad abbaiare e mi si avvicina. E' una femmina che sta evidentemente allattando.
Inizia a scondinzolare e a seguirmi. Poi mi supera, girandosi spesso a vedere se ci sono. Sembra quasi che voglia guidarmi verso qualcosa.

Ad ogni bivio mi aspetta, mi guarda, guaisce e continua per la rotta che intuitivamente dovrebbe portarmi al paese che devo raggiungere. Io continuo seguendo le indicazioni gialle e verdi, ma il cane? Come lo sa tutte le volte che io devo andare proprio da quella parte? Dopo circa tre chilometri di bosco la via si apre in un campo dal quale è ben visibile Maatz. Guardo la cagnolina e le dico di tornare a casa. Ma lei continua zampettando davanti a me. E' molto lontano dalla casa dove l'ho incontrata. Comincio a credere che si sia persa e per questo continua a starmi vicino.

La chiamo per farla avvicinare e per vedere se sul guinzaglio c'è il nome o un numero di telefono. Nulla. E adesso cosa faccio? Questa cagnolina è capace di seguirmi fino a Roma; e magari i suoi cuccioli la stanno aspettando e il padrone già la cerca. E se invece non fosse di nessuno? E se fosse una "vagabonda", come lo sono io, solament ein cerca di compagnia e di affetto? Ed ecco che cado nel dilemma. Qual'è la cosa più giusta da fare? Io comunque non potrei tenerla con me durante il viaggio. Faccio già fatica a trovare alloggio da sola, figuriamoci poi con un cane al seguito! Però abbandonarla così, pensando che magari lei stia solamente cercando un pò d'Amore, mi affligge il Cuore.

E intanto lei continua a girarmi intorno scodinzolando e avviandosi nella direzione in cui io devo andare. Decido di chiedere aiuto a qualcuno. Alla fine la lascio in custodia ad una signora che si impegna a contattare i proprietari della fattoria dove è avvenuto l'incontro. Mi giro a guardarla. La signora la tiene per il guinzaglio mentre lei si divincola e guaisce, fissandomi mentre mi allontano. Mi rattrista vederla così. Mi sento quasi in colpa. Come se la stessi abbandonando. E l'abbandono è una cosa spregevole. Ed io lo so bene. Abbandonata per ben due volte dal mio fidanzato. Da un giorno all'altro. Senza spiegazioni. Senza una parola. Quanto ho sofferto e quanto ancora soffro per questo!

Non mi volto più a guardarla. Dico una preghiera. E se ho sbagliato, Dio mi perdoni.
Nel frattempo il cielo si è ben rannuvolato. L'aria fredda annuncia l'imminente temporale. Riesco appena in tempo ad arrivare a destino prima che si scateni il diluvio.

L'hotel dove ho trovato alloggio è alquanto particolare per non dire strano. E' un vecchio edificio in pietra progettato negli interni come se fosse un piccolo castello medioevale. Abbastanza tetro direi. Luci soffuse. Scale di pietra strette, che salgono a chiocciola. Piccole stanze definite da muri spessi. Lui, il proprietario, un ragazzone pelato, un pò burbero. Lei, forse la madre, irritabile e certo poco socievole.

Questo è ciò che il cammino mi ha dato oggi; lo accetto, sperando di potermi ricredere... comunque un letto ce l'ho anche stasera!

Mappa

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