Camminafrancigena Camminafrancigena Camminafrancigena Camminafrancigena Camminafrancigena Camminafrancigena

Condividi

Tappa 28 - Da Besançon a Etalans

mar 03 Ago 2010

Cammino per imparare a conoscermi, perchè solo sapendo CHI SONO posso riuscire ad andare oltre il mio Essere.
 
"Andare oltre". E' tutto il giorno che ci penso. Già da stamattina, appena scesa dal letto.
Ho fatto un sogno. Strano, come tutti i sogni. Ero in compagnia di un uomo. Alto, capelli mossi brizzolati. Il viso nella penombra. Non ho potuto riconoscerlo. Davanti a noi una porta, grandissima. L'uomo bussa, dice qualcosa e passa dall'altra parte senza difficoltà. E' il mio turno. Busso, e una vocina mi chiede "chi è?". Mi sveglio di soprassalto. La sveglia avrebbe suonato cinque minuti dopo.
"Chi sono?": una delle tre domande esisteziali che l'Essere Umano si pone da quando esiste. Ma perchè vogliamo saperlo?
 
Il mio hotel si trova vicino alla stazione. Devo attraversare tutta la città. Besançon si sta svegliando. Le auto si riversano sulle strade e avanzano a colpi di clacson. Chi a piedi, chi in bicicletta, chi in attesa alla fermata dell'autobus: tutti pronti per affrontare ognuno i propri impegni. Ed io, mentre cammino lungo la sponda del fiume Doubs, continuo a pensare a quella porta e a quella vocina.

In alto, imponente, un castello fa guardia alla città. Peccato che non abbia avuto il tempo di visitarlo.
Un campanello mi avvisa dell'arrivo di una bicicletta. E' una bimba. Non avrà otto anni. E dietro di lei i suoi genitori, di corsa. Mi allieta sempre il cuore vedere le famiglie condividere certi momenti insieme. E' anche il mio sogno. Una famiglia da amare, della quale prendermi cura, con la quale condividere la mia felicità. Chiudo gli occhi ed eccomi che dondolo una culla o che sto preparando il tavolo per cinque. Lui è andato a prendere i bambini e a breve tutti saranno a casa super affamati.

Lo zaino mi da fastidio oggi. Riapro gli occhi e tento di sistemarmelo meglio sulle spalle. Continuo lungo la sponda del fiume. La verità, però, è che sono confusa. Ne ho anche un altro di sogno. Continuare a girare il mondo. E quando chiudo gli occhi non c'è più un tavolo preparato per la cena, ma una panchina dove sono seduta a mangiarmi un panino, mentre riguardo le foto appena scattate. Ma quindi, "Chi sono io?"

La mia guida mi indica di lasciare il fiume e salire lungo una strada poco trafficata, ma in compenso con una buona pendenza. A parte il fiatone, me ne accorgo perchè il ginocchio destro comincia a lamentarsi e di solito lo fa solo in condizioni di sovraffaticamento.

Una nuvola si abbassa coprendo le cime degli alberi e una forte umidità reclama la sua presenza andando a infastidire ulteriormente il povero ginocchio. Neanche i bastoni, sui quali tento di scaricare molto del peso che porto, riescono ad alleviare il dolore. In cima si trova Montfaucon. Da qui riesco a vedere la strada che mi aspetta. Prima devo passare da Saone e poi da Mamirolle. Le vedo entrambe dall'altra parte della valle.

"Chi è?"- Ancora quella vocina che mi rimbomba nella testa. Cosa mai avrei dovuto rispondere? L'unica cosa che credo di aver capito è che è necessario rispondere se si vuole passare attraverso la porta, se si vuole andare oltre.

Mi viene fame. A Saone entro in una panetteria. Ho voglia di croassant. ma appena tiro fuori un biglietto da 50 euro, la signora mi fa capire di non avere il resto da darmi. Si scusa ed io disillusa rimetto via i soldi ed esco cercando con gli occhi qualcuno che possa cambiarmeli. "Madmosseille!" - una piccola signora, capelli cenere mi tocca sul braccio. Ha in mano un pacchettino e me lo porge. Il croassant che desideravo. Mi sorride. Le sorrido. Basta per capirci. Mi saluta e si incammina nella direzione opposta alla mia.

Proseguo sull'asfalto fino a Mamirolle e poi, attraversato il paese, mi addentro in un bosco, costeggiando la collina, per una strada che corre parallela alla N57. Un cartello intima di "Non entrare. Proprietà privata", ma non essendoci filo spinato o recinzioni elettriche non mi curo assolutamente di rispettarlo. Anche perchè non ho assolutamente voglia di tornare indietro e oltretutto, il percorso segnalato sulla mia guida passa proprio da li. C'è molta umidità e il mio ginocchio continua a sentirla. Mi stupisco però che abbia cominciato a farmi male proprio adesso che sono riposata. E il terreno, un pò instabile e ancora bagnato della pioggia di ieri, certo non aiuta. Per fortuna si tratta solo di qualche chilometro. Vorrei potermi fermare a L'Hopital dus Grosbois, ma un ragazzo mi fa capire che li non c'è possibilità di alloggio e quindi continuo.

"Chi e'?" - "Sono una mamma" oppure "Sono una giramondo" oppure semplicemente "Sono Cristina". Non credo che nessuna di queste risposte avrebbe fatto aprire quella porta. La risposta si trova in qualcosa di più profondo di un ruolo, di un desiderio o di un nome. La risposta si trova nel Cuore. Perchè solo Lui sa Chi Sono. E ognuno di noi deve riuscire a trovare il Cammino che lo aiuti ad esplorarlo nel più profondo. E solo allora, una volta capito Chi Siamo e scoperte tutte le qualità che abbiamo, potremmo tentare di andare oltre quella porta, sfidando i limiti in cui il nostro "Essere Umano" è avvolto.

Comincio ad essere stanca e il ginocchio reclama riposo. Alle 14.30 sono ad Etalans di fronte all'unico albergo della zona. Fortunatamente non ho tardato oltre, altrimenti sarei rimasta fuori e avrei dovuto continuare a camminare per altri 10 Km prima di trovare una possbilità di alloggio. L'hotel sta facendo orario ridotto per il mese di Agosto e quindi chiude nel primo pomeriggio. Oltretutto anche il negozio di alimentari è chiuso per ferie. Mi faccio quindi preparare un panino al formaggio dalla proprietaria del bar e salgo al piano di sopra.

La porta della stanza. Basta una chiave per aprirla.
La porta del Cuore. Quale chiave?

Mappa

Risorse nelle vicinanze...loading

Altre pagine di diario