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Tappa 31 - Da Pontalier a Orbe

ven 06 Ago 2010

Vengo sorpresa da un gran freddo quando apro la porta dell'ostello. Il golfino che indosso sembra non bastare. Pontarlier è avvolta da fitto strato di nebbia e mentre la attraverso sto molto attenta a non superare la svolta a sinistra che dovrebbe condurmi sulla montagna. Un cane pastore inizia ad abbaiare e in pochi secondi me lo ritrovo dietro a controllarmi a vista. La sua mandria sta attraversando la strada e li non vuole certo che infastidisca le vacche che puntulmente si immobilizzano al mio passaggio. Non ho mai capito perchè lo fanno, eppure me lo chiedo tutte le volte. Il loro sguardo quando ci si avvicina mi lascia sempre molto perplessa. Non capisco se sia curiosità, la loro, o paura.

Quasi non vedo il sentiero davanti a me. I contorni degli alberi sono sfumati di bianco e l'umidità crea un velo di lucentezza attorno. Seguo le indicazioni per La-Cluse-et-Mijoux. La guida mi suggerisce che dovrei a breve incrociare un forte e subito dopo godere della meravigliosa vista del Chateau de Joux, ma per ora non si vedono nè l'uno ne l'altro.

La salità è continua ripida. Sono solo le 8 e già sento le gambe appesantite. Cerco di distrarmi dalla sensazione di stanchezza osservando il poco che riesco a vedere a causa della nebbia. Le foglie bagnate a terra, il verde muschio sui tronchi, il brillo di una grossa ragnatela. E mentre penso a chissà quali animali staranno osservando curiosi il mio passaggio, proprio alla mia destra, su un sentiero parallelo, ecco che realmente qualcuno mi osserva. Mi paralizzo. Non voglio spaventarlo. E' anche lui avvolto nella nebbia, come tutto il resto, ma si capisce che è un camoscio o qalcosa di simile. Rimane fermo ad osservarmi. Non sembra per nulla impaurito e mi lascia il tempo di prendere la macchina fotografica ed immortalarlo prima di addentrarsi nuovamente nel fitto bosco. Non abituata a vedere animali simili, l'incontro mi ha molto entusiasmata lasciandomi con il sorriso per molti chilometri. Il sole dolcemente inizia a farsi spazio tra le nubi e i rami degli alberi, creando dei fantastici giochi di luce. Ecco apparire davanti a me il fortino, mentre il tanto famoso castello rimane nascosto nella nebbia. La-Cluse-et-Mijoux è proprio sotto di me alla fine di una lunga discesa. Nel frattempo il mondo si è svegliato. Mi ritrovo a camminare sull'asfalto della nazionale, supertrafficata, per fortuna solo per un breve tratto, per poi prendere la strada che mi porterà verso il confine con la Svizzera.

Les Petits Fourges e Les Fourges sono i paesini che incrocio prima della frontiera. Paesini che d'inverno devono essere pieni di turisti. Ci sono le piste da fondo ed è pieno di agenzie di leisure. Kayak, quad, percorsi avventura, rally, motocross: ecco le attività di cui si legge la pubblicità.
E dietro una curva ecco finalmente la dogana. Una guardia mi segue con gli occhi incuriosita. La saluto e passo tranquilla certa di aver fuggito il controllo. Invece, già a una decina di metri in territorio svizzero, sento che mi chiama dicendo mi qualcosa in francese. Torno indietro. Si rende conto che non capisco. Mi chiede il documento e perchè sono a piedi. Mi tocca anche mostrargli la credenziale; ma evidentemente nemmeno sa cos'è. Ci vuole l'intervento di un collega che gli parla della Via Francigena. Per fortuna qualcuno che la conosce!.

Entri in Svizzera e tutto cambia! Suggestione? Forse. Sta di fatto che l'erba è ben tagliata, gli alberi crescono simmetrici, non ci sono cartacce per terra, i bidoni della spazzatura sono chiusi dentro delle casette, ben lontano dalla vista; persino l'aria sembra più pulita. Poi, quando entri in un negozio o vai al ristorante capisci perchè tutto sembra perfetto. Tutti i soldi che ti chiedono da qualche parte dovranno pur investirli. Ed entrando al supermercato a Sainte Croix capisco che qui non è luogo per il portafoglio di un pellegrino e che quindi sarà bene farla un pò di corsa, questa Svizzera, per quanto mi piange il cuore non poterla visitare meglio.

Mangio un panino e continuo in modo da guadagnare una tappa, forse due. Studiando la cartina mi rendo conto che il passaggio ad Yverdon-Les-Bains è alquanto inutile, allungando la Via di una ventina di chilometri.
Probabilmente l'arcivescovo Sigerico deve aver avuto qualcosa di importante da fare li, per decidere di passarci. Decido quindi di tagliare la tappa ed andare direttamente ad Orbe.
Il panorama è incantevole: tra le montagne un lago colora lo sfondo e Yverdon lo abbraccia. Un'intuizione mi porta a fare una deviazione. Una stradina scende dritta proprio nella conca formata dalle due montagne. Se riuscissi a passare di li guadagnerei chilometri preziosi. E quanlche centinaio di metri più in basso una indicazione conferma che si tratta della giusta direzione. Un cammino pedestre attraverso un meraviglioso canyon mi porta direttamente alla pianura sottostante. La bellezza che mi circonda non da spazio a pensieri. Penso solo a godere al massimo di queste meraviglie naturali. La nuda roccia, gli strapiombi, le irruenti cascate, i mulinelli nel torrente. Ma come si può preferire stare a casa davanti alla televisione, mentre fuori l'Universo ci regala degli spettacoli simili? I misteri umani!!! Se penso a quanto tempo perdiamo dietro alle cose inutili! E poi ci lamentiamo che di tempo non ne abbiamo abbastanza!

I piedi cominciano a soffrire chiusi nelle scarpe. Ma Orbe ormai è vicina. Mentre mi lascio la montagna alle spalle ripenso soddisfatta a tutta la strada percorsa. La bellezza del paesaggio ha soffocato tutti i miei tentativi di riflessione. Ma in fondo anche la contemplazione è una forma di riflessione. Contemplare è riflettere sulla bellezza che ci sta innanzi...

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