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Tappa 33 - Da Losanna a Montreux

dom 08 Ago 2010

"Ti avevo affidato il mio sogno. Mi avevi promesso che l'avremmo realizzato insieme. Ti ho creduto. Invece mentivi. E ancora oggi non riesco a riprendermelo."
 
Losanna è avvolta nel silenzio e una nuvola scura la imbruttisce. Cammino lungo la via che mi porta a conoscere il Lago di Ginevra. Alcuni ragazzi fanno colazione al bar prima di rientrare a casa reduci del sabato sera. La passeggiata sul lungolago è molto curata e piacevole: belle composizioni floreali, marciapiedi puliti, il suono dell'acqua che accarezza le rocce e le imponenti montagne sullo sfondo.

Uno di quegli scenari che ti fanno sospirare e che ti fanno sognare! Ma purtroppo non sempre i sogni sono piacevoli da ricordare. Il mio sogno era bellissimo, ma ho fatto l'errore di affidarlo a qualcun'altro ed ora, ancora ferita, non riesco più a riprendermelo. I sogni dovrebbero far sorridere e regalarti momenti di felicità. Il mio, invece...

Le piccole onde cullano i miei passi nostalgici; mi sforzo di non pensare a lui. Tutti le mattine mi riprometto di non farlo, ma poi trovo sempre qualcosa che me lo ricorda. E oggi, domenica, è il giorno più difficle. E' il giorno del riposo. Il giorno che le famiglie possono trascorrere insieme. Ed io, oggi, come tutte le domeniche sono qui ad osservarle, ricordando la promessa che mi avevi fatto. Che avremmo realizzato insieme il mio sogno. Che saremmo diventati una famiglia. E invece...

Il lungolago continua in un sentiero di terra. Supero moli privati e porticcioli. Sulle piccole spiagge ecco i primi asciugamani. Qualcuno corre, qualcuno chiacchiera, qualcuno prende il sole. Le prime ore del mattino sono quelle dei single, di coloro che devono prendersi cura solo di se stessi. Le famiglie (chi ce l'ha lo sa!), sopratutto quelle con figli, hanno tempi molto più lunghi e solitamente non si vedono prima delle dieci!

Le indicazioni della "Route 70", il nome del percorso che gli svizzeri hanno associato alla Via Francigena, mi riportano sulla strada principale e poi a salire verso la collina. Un bellissimo cammino tra i vigneti distrae il mio pensiero. Peccato che l'uva ancora non sia pronta. Non avrei esitato ad assaggiarla. Comunque il colore dei grappoli indica che non manca poi molto. Tra un mesetto qui sarà gran vendemmia! In ogni paese che attraverso ci sono piccole botteghe per la degustazione del vino e a settembre quindi le stradine deserte che ora percorro si affolleranno di turisti ed appassionati.

La vista sul lago è incantevole nonostante il tempo, nuvoloso, non aiuti a goderla nella sua piena bellezza. Il suono di un battello echeggia nella valle, annunciando il suo arrivo al porticciolo.
E la Via Francigena, che qui coincide con altre rotte culturali, inizia ad animarsi. Tante le persone che in questa domenica di agosto passeggiano tra i vigneti. Molti a piedi con uno zainetto, altrettanti in bicicletta. Da soli o a gruppetti di amici. Ma ancora nessuna evidente famiglia.

E' quasi mezzogiorno quando faccio il mio ingresso a Vevey, scendendo per una discesa molto ripida.
Arrivata sul lungolago rimango stupita da tanta cura e organizzazione, come ne ho viste poche durante i miei viaggi. Spazi a misura d'uomo nel più completo rispetto della natura. Strutture ricreative funzionali e ambienti puliti. Piscine e bagni pubblici gratuiti. Percorsi pedonali e piste ciclabili ben segnalate.

Ed eccole qui, le famiglie! Il mio sogno che si riflette sulla sponda del Lago. Un papà che porta in spalla il suo bimbo. Due genitori in pattini che insegnano alla propria figlia a stare in equilibrio sulle rotelle. Una mamma che insegna a nuotare al proprio cucciolo. Ed io, che invece di rallegrarmi davanti a queste scene d'Amore, mi scurisco e le osservo con un velo di invidia. Penso a lui, a quello che mi ha rubato il sogno. Un sogno che non mi fa più sorridere.

Mi siedo su una panchina a riposare e mi mangio la mia solita barretta ai cereali per contenere la fame. I prezzi qui sono alle stelle e oltretutto, domenica, gli alimentari sono chiusi quindi sarà difficile trovare qualcosa di economico per sfamarmi, in un paese, la Svizzera, che di economico non ha nulla!
 
Proseguo per Montreux. Sono ancora cinque o sei chilometri, non di più.

Il lungolago è realmente affollato, tanto che comincio a non sentirmi più confortevole nella mia camminata. Accelero il passo. Non vedo l'ora di arrivare per allontanarmi da tutta questa confusione.

Montreux. Un paese di lusso. Il Gran Palace Hotel attira l'attenzione di tutti i passanti. In molti si fermano ad ammirare la sua facciata, ostruendo il passagio. La via è ricca di bellissime composizioni floreali e sculture di canne di bambù. Una pallina di gelato qui, sul lungolago, costa 3,80 franchi (circa 3 euro). Ma forse sono solo io che mi scandalizzo dei prezzi qui. Sono veramente tanti quelli in coda per un cono e vedo le commesse riempirli sempre con più di una pallina!

L'ostello della gioventù, dove ho prenotato un letto, si trova un chilometro fuori dal lusso. Una decorosa struttura, puntualmente accanto alla ferrovia, che ogni volta che passa un treno si sentono le pareti tramare.

Appoggio finalmente lo zaino e accendo subito il netbook. Fortuna che ho i vostri messaggi a farmi tornare il sorriso, quando mi dimentico che alla vita bisogna comunque sorridere...

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