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Tappa 38 - Da Bourg Saint-Pierre a Colle del Gran San Bernardo

ven 13 Ago 2010

Ettore è la prima volta che fa un Cammino, inteso come pellegrinaggio. E vederlo indaffarato nella preparazione dello zaino, chiedendo a me e Laure consigli su "come" e su "cosa" fare mi trasmette quell'allegria necessaria oggi per affrontare l'ennesima giornata di tempo incerto. Infatti, complice forse l'altitudine, i soliti nuvoloni grigi invadono gli spazi non promettendo nulla di incoraggiante.

Dalla chiesetta di Bourg Saint Pierre, attraverso un sentiero in erba, ritorniamo sulla Route della Via Francigena, lasciata ieri. A terra è tutto bagnato ma fortunatamente ha smesso di piovere. Ettore e Laure sembrano andare molto d'accordo, complice anche il fatto che Ettore parla un dignitoso francese e i due si capiscono forse di più che io e lei con il nostro inglese scolastico.

La salita parte già abbastanza ripida, cosa che come sempre carica le mie forze e mi porta a spesso a staccarmi dai miei due compagni. Da viaggiatrice solitaria che sono, camminare in compagnia mi pone spesso dei limiti psicologici. Chi è abituato a viaggiare da solo sa cosa intendo. Dipende un pò anche dal tipo di persone con cui viaggi.

Laure, ad esempio, è un pò come me, abituata a camminare da sola, ricerca la compagnia maggiormente alla fine del cammino per condividere la sua esperienza personale con quella degli altri e distrarre la mente con una bella risata davanti ad un caffè. Ettore invece è abituato a viaggiare in gruppo e fare tutte le cose in cooperazione e collaborazione. Fa parte del corpo volontario degli alpini, sempre dedicato a far del bene agli altri e lavorando sempre con altre persone. Indole abbastanza differente dalla mia.

E questa differenza mi risulta abbastanza limitante a livello psicologico, perchè non sono sicura che lui riesca a comprendere la mia esigenza di stare da sola e camminare ad un certo ritmo, per quanto mi abbia detto di non preoccuparmi per lui e di fare come sempre ho fatto. Ma lasciare indietro un amico, considerando anche che si trova alla sua prima esperienza di Cammino, non mi farebbe sentire molto bene con me stessa, per quanto limiti la mia libertà di movimento.

E quindi rallento. Il fatto che rallentare spesso mi costi fatica non so come realmente interpretarlo. Sono fermamente convinta che ognuno abbia il proprio passo e che quindi non può pretendere di essere aspettato, come non deve sentirsi costretto a dover rallentare per aspettare qualcun altro. Io sono la prima che rallento se vedo qualcuno  in difficoltà sul Cammino, per aiutarlo. Ma non mi sento in dovere di rallentare o accelerare solo perchè qualcun altro ha un ritmo differente dal mio. 

La difficoltà sorge quando la persona che rallenta o quella che non viene aspettata perde la serenità a causa delle scelte di ritmo dell'altra. E il Cuore perde la sua libertà. Come ho già detto una volta credo che il camminare fianco a fianco, con lo stesso ritmo deve avvenire naturalmente, senza obblighi nè pretese e sopratutto a Cuor sereno. E quando ciò non succede? E uno dei due perde la serenità a causa della scelta di ritmo dell'altro?

Egoismo di chi non rallenta o di chi vorrebbe essere aspettato? Domanda aperta a tanti pensieri, ma io mi sento di voler dare il mio. Egoista è chi non rallenta di fronte a una persona che non riesce ad andare avanti con le proprie forze. Egoista è chi può farcela con le proprie forze ma pretende di essere aspettato. E i mali del Cuore? Quelli purtroppo nessuno può curarceli, apparte Noi stessi... Se ci ferisce il non poter camminare allo stesso ritmo di qualcun'altro, è una sofferenza che dobbiamo imparare a curarci da soli.

La salita si fa più ripida, gli alberi cominciano a diradarsi, sostituiti dalla nuda roccia e da ampi pascoli.
Davanti a noi appare in tutta la sua imponenza una grande diga. Ci fermiamo per qualche foto e approfittiamo per riprendere fiato.

La salita continua tra pascoli e bassi arbusti. Un falchetto ci passa sopra la testa nascondendo per un istante con le sue grandi ali il già pallido sole.

Ettore comincia ad accusare alcuni dolori alle gambe. Affrontare una tappa così impegntiva al primo giorno di cammino non è il massimo per chi non è abituato a certi tipi di imprese. Rallentare in questo caso mi viene abbastanza naturale, consapevole di aver dietro una persona in difficoltà. E quindi molto lentamente, dopo averlo convinto a prendere un antidolorifico, ci avviciniamo alla meta. Dal basso si intravede il tetto dell'Hospice nel quale passeremo la notte.

L'ultima salita è forse la più difficile, ma la più stimolante. Al di là del passo si trova, finalmente, l'Italia. Dico "finalmente" e me ne stupisco! E' la prima volta da quando ho iniziato a viaggiare che mi entusiasma l'idea di rientrare nel Bel Paese. Evidentemente l'esperienza francese e svizzera, a livello di contatti umani, non è stata tanto soddisfacente come speravo. In Italia invece sono certa che troverò quella solidarietà e quel calore dei quali sto ricercando il significato.

Solidarietà che mi aspettavo di trovare anche presso i frati dell'Hospice du Grand Saint Bernard, e della quale invece sono rimasta un pò delusa. Anche lì ormai il consumismo turistico sembra aver divorato l'atmosfera spirituale e l'entrata economica sembra essere diventata più importante del contatto umano e della disponibilità verso il prossimo. Spero comunque di sbagliarmi a riguardo e magari tornerò in un periodo di bassa stagione per potermi ricredere.

La giornata si conclude comunque in maniera curiosa e interessante. Faccio conoscenza con Andrea, un simpatico fotografo che si trova al Colle per immortalare storie e personaggi del Cammino. Anche io e Laure siamo invitate a partecipare. I nostri volti da pellegrine saranno esposti la prossima estate in una mostra sul pellegrinaggio sulla Via Francigena, curata e organizzata dallo stesso Andrea. Oltretutto, con un certo stupore, scopro che lui è amico di un ragazzo che segue su internet il mio Cammino e che gentilmente si è offerto di ospitarmi a casa sua quando passerò per Aosta.

E dato che io non credo al caso, inizio realmente ad essere curiosa di incontrarlo...

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