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Tappa 39 - Da Colle G.S.Bernardo a Echevennoz

sab 14 Ago 2010

Mi sveglio un pò ansiosa. Fuori ancora piove e oggi, a detta di molti, ci aspetta una difficile discesa. Un pellegrino di Piacenza ci consiglia persino di seguire la strada asfaltata e non rischiare di avventurarci per il sentiero che sicuramente sarà scivoloso e pieno di fango.

Il tempo di far colazione e il forte temporale smette. Decidiamo quindi di testare comunque la Via per valutarne la condizione e in caso di reale impraticabilità siamo pronti a rinunciare con serenità e proseguire per la provinciale.

A parte qualche pietra scivolosa e un pò do fanghiglia, il sentiero non sembra essere così difficile come tutti dicono. E' necessario, come in tutte le discese, porre solo un pò più di attenzione a dove si appoggiano i piedi, per quanto la bellezza del paesaggio circostante ti invogli a guardare da tutt'altra parte. Ma oggi, purtroppo, le nuvole avvolgono completamente le montagne, occultando l'incanto.

E mentre scendiamo l'ambiente cambia forma e colori. Prima la roccia che si confonde con la nebbia, poi pascoli e i bassi arbusti, colori di terra bagnata. E il marrone si trasforma nel verde scuro delle conifere. Un viola brillante mi cattura l'occhio. Un grosso fiore, si fa strada tra i rovi chiedendo attenzione.

Un altro passo e ricomincia a piovere. Nascosti sotto i cappucci e le mantelle continuamo la nostra discesa. Io, un pò perplessa, mi domando quando arriverà la difficoltà del sentiero di cui tutti i pellegrini e persino la mia guida, parlano timorosi.

Poco più in basso, un piccolo paese fa capolino tra le nubi. Siamo già a Saint Rhemy. Un cartello informativo sulla Via Francigena ci accoglie all'ingresso. Ed è questo il segno che mi fa sperare che forse qui in Italia si sta realmente muovendo qualcosa per valorizzare questo cammino storico e di fede.

E mentre attraverso le viuzze mi accorgo di molti paerticolari che rievocano immagini di pellegrinaggio. San Rocco sulla facciata della chiesa; una concha e un bastone disegnate sulla parete di una casa e persino su tutti i lampioni, la sagoma di un pellegrino forgiata in ferro. E il mio Cuore sorride perchè si sente parte di tutto questo.

Continuiamo a scendere. Le conifere ormai sono diventate latifoglie e frutteti e il dislivello del sentiero sempre più dolce. E la tanto preoccupante difficoltà? E' interessante come ogni persona abbia una percezione completamente differente rispetto ad una stessa situazione. E tanti sono i fattori che la determinano.

L'allenamento, la condizione psicologica, il back-ground socio-culturale solo per dirne alcuni. Ma quello che ritengo sia il più limitante tra tutti è il condizionamento derivato dalla parola di altri. Molti si convincono che una certa cosa è "bianca" perchè tutti gli dicono che è bianca, quando in realtà non ha un colore proprio ma assume quello che noi gli diamo in base alla condizione del nostro Essere. E così una discesa può diventare molto ripida solo per il fatto che qualcuno ce l'ha fatto credere.

Arriviamo ad Etroubles. Continua a piovere. Decidiamo di fermarci a mangiare una pizza. Mentre mi faccio coccolare dal calore del forno a legna, il volto di mio padre si fa spazio tra i ricordi del mio vagabondare.

E mi accorgo che sto imparando a sorridere quando lo penso, nonostante gli occhi ancora diventino lucidi.
Una gran soddisfazione la pizza italiana! Me la sono proprio gustata!.

Una spesa veloce al supermercato per cenare stasera e siamo di nuovo in cammino.

Echevennoz si trova a soli due chilometri di strada, ma fatti sotto l'acqua e in mezzo al fango non sono certo una passeggiata. Arriviamo fradici all'hostal dove abbiamo prenotato una stanza per tre. La signora gentilmente ci accompagna e finalmente possiamo liberarci dall'umidità accumulata.

Un paio di starnuti e una gran risata a chiudere la tappa di oggi. 

Mappa

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