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Tappa 41 - Da Aosta a Chatillon

mar 17 Ago 2010

La campana della cattedrale di Aosta suona le otto. Il forte abbraccio che io e Andrea ci scambiamo è la conferma dell'avvenuto riconoscimento e la speranza di poter tornare presto a confrontarci.

Gli sorrido, mi appoggio la mano destra sul Cuore in segno di ringraziamento e poi mi allontano. Il Cammino mi chiama. Solo Lui sa cosa mi aspetta. E' Lui la mia guida.

Attraverso il centro della città, ancora semideserta. Al ponte romano ritrovo Ettore e Laure. Anche loro sono rimasti ospiti di Andrea un giorno in più, approfittando per riposarsi, ed insieme continuamo la Via.
Aosta diventa sempre più piccola, mentre ci allontaniamo lungo strade secondarie. Mi volto a guardarla. I campanili della cattedrale sono ormai spariti dietro la montagna.

Camminiamo alternando l'asfalto allo sterrato, ma sempre in costa, attraversando piccoli borgi e aree coltivate a frutteti. Le indicazioni sono finora molto chiare, anche se discordano leggermente con quelle del mio libro. Una freccia con l'immagine del pellegrino ci porta alla fondamenta del Castello di Quart. Attenzione qui a non prendere la salita sulla sinistra, ma a continuare dritto in piano. C'è più di una freccia gialla in diverse direzioni che certo possono confondere.

La Valle della Dora Baltea è un fiume di castelli incantati e misteriosi ruderi. C'è ne sono ogni pochi chilometri e io li cerco con lo sguardo tra le i picchi rocciosi. I castelli rievocano nel mio Spirito un senso di vissuto; passo da un'emozione all'altra in base all'energia che percepisco per ognuno di essi. Emozioni di gloria, d'Amore ma anche di terrore.

Ero forse un cavaliere coraggioso, una principessa innamorata o, chissà, un'eretica, bruciata viva nella piazza! Sta di fatto che il Castello ha fatto parte della mia evoluzione, lasciando una profonda impronta. E di questo sono certa, perchè lo sento.

Si sale e si scende. I muscoli delle gambe cominciano a lamentarsi per il continuo cambiamento di dislivello. E affrontata l'ennesima ripida discesa decidiamo di fermarci a Nus e approfittiamo per pranzare. Il generoso Ettore come sempre si prodiga per non farci mancare nulla ed entrati in un bar offre a me e a Laure un panino e una bevanda.

Sono quasi le due del pomeriggio. E siamo solo a metà percorso. Nonostante la stanchezza comunico ai miei due compagni che è mia intenzione accelerare il passo per poter arrivare ad un orario che mi permetta di organizzarmi con l'aggiornamento del blog. In poco tempo li ho già distaccati di qualche centinaio di metri.

Tiro un sospiro. Avevo bisogno di un pò di silenzio. E la mente vola subito a ieri.
Mi rivedo sdraiata sul tappeto, mani dietro alla nuca, sguardo fisso al soffitto. Andrea è uscito di casa. Abbiamo appena finito di confrontarci. Due esistenze, le nostre, sulla stessa frequenza ma contornate di esperienze alquanto differenti che hanno portato alla formazione di un diverso pensiero.

Molto spontaneamente, ci siamo "raccontati". Perchè "raccontarsi" può dare uno spunto di riflessione all'altro; perchè "raccontarsi" può aiutare l'altro a superare dei blocchi emozionali; perchè "raccontarsi", semplicemente, aiuta a liberare lo Spirito. Nessun giudizio, perchè sappiamo che nessun essere Umano ha in mano la Verità. E quindi nessun consiglio, perchè ognuno deve trovare da solo il proprio Cammino.

Reciproco ascolto e scambio di riflessioni. Si dona la propria esperienza all'altro e si prende dell'altro ciò che si ritiene utile per la propria crescita. Ed eccomi quindi sdraiata sul tappeto, a guardare il soffitto, riflettendo sul radicamento, contrapposto al viaggio.

Partendo dall'ipotesi che l'obiettivo finale dell'esistenza di ognuno sia quello del radicamento interiore, vale a dire il consolidamento di un equilibrio interno in tutte le sfumature dell'esistenza, in che modo il continuo viaggiare potrebbe aiutare a conquistarlo e in che modo il radicamento fisico potrebbe invece favorirlo?

Scegliere di costruire finalmente il mio nido da qualche parte, invece che continuare a migrare, potrebbe aiutarmi a far riemergere il mio equilibrio interiore?

Cammino. E so che questa domanda camminerà con me per molto tempo. E con lei la frase: "Viaggiare per il mondo è un'esperienza meravigliosa, ma è altrettanto meraviglioso quando il mondo ti entra in casa". Una frase in qualche modo illuminante, che non ha fatto altro che rimbombarmi nella testa per tutto il giorno. Il mondo in casa? No, non ci avevo mai pensato...

Ho le gambe stanche e i piedi doloranti. L'ultima salita mi ha veramente distrutta ed ora la discesa verso Chatillon mi pesa sulle ginocchia.

Sono le 17:30 quando arrivo davanti alla chiesa del piccolo centro storico. Riesco a farmi timbrare la credenziale e mi dirigo subito al monastero dei francescani cappuccini, dove abbiamo trovato accoglienza per questa notte.

Si tratta di una stanza con due letti, un divano e un bagno con doccia più che decoroso.
Ettore e Laure arrivano due ore dopo. Siamo talmente stanchi che quansi non abbiamo la forza di mangiare. Una cena veloce e il meritato riposo.
 
Il mondo in casa? No, non ci avevo mai pensato...

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