Tappa 42 - da Chatillon a Verres

Ho passato una notte pessima. Forse il materasso troppo molle. Forse la troppa stanchezza che spesso disturba il sonno. Alle 6 stiamo già preparando lo zaino. Chissà che oggi riusciamo ad arrivare ad un orario decente. La meta: Verres.

Dal Monastero dei Cappuccini raggiungiamo la Chiesa ed imbocchiamo una strada in salita che ci porta a costeggiare la montagna. La vista su Chatillon e Saint Vincent, poco più avanti, è alquanto appagante. Dall'altro lato della valle si intravedono le rovine di due castelli.

Oggi sento i piedi particolarmente doloranti. Solitamente dopo circa una mezz'ora di cammino, il calore prodotto dal movimento riesce ad anestetizzarli. Oggi, invece, è come se si stessero rifiutando di collaborare.

Vado avanti a fatica e quindi rallento, deconcentrandomi sul persorso. E per non pensare al dolore, la mente preferisce divagare. Fantastico su cosa mi piacerebbe fare dopo aver terminato la Via. Un pò di sole, una bella spiaggia bianca, una corsa mattuttina, un poco di surf tra le onde, una acqua di cocco.

E quando penso al riposo mi viene sempre in mente il mio Brasile. Dico "mio" perchè è l'unico Paese tra tutti quelli che ho visitato che ricordo con nostalgia e dove mi piacerebbe tornare per fare un'altra esperienza. Il Brasile rappresenta per me il "cambiamento". Il passaggio da una vita superficiale ad una di profonda ricerca e di continue sfide con me stessa.

Un'esistenza grigio-opaca che lentamente si trasforma in un arcobaleno, ogni giorno sempre più luminoso. L'energia che ho percepito in quei luoghi, finora non l'ho più percepita da nessuna parte, nemmeno sul Cammino. E come si "riconoscono" le persone, percependo un'affinità, io ho "riconosciuto" il Brasile come luogo di iniziazione della mia rinascita interiore.

E tutt'ora l'attrazione che ho per questo Paese è talmente viva che partirei appena giunta a Roma, se solo....

Un velo di disorientamento mi confonde i pensieri. Il problema è sempre lo stesso. Ho bisogno di trovare un'attività che mi permetta di gestire le mie necessità economicamente e senza vincoli di tempo e spazio.

Purtroppo, è la realtà, senza soldi si può fare ben poco o meglio, diventa più difficile riuscire a gestire le proprie esigenze. E continuare a spostarsi costa! Ma non credete; se ci si sa organizzare, diventa meno caro che avere una casa propria da qualche parte.

Intanto il sentiero sale e scende, a volte con ripidi tratti. Attraversiamo diversi paesini caratteristici, sempre vigilati dallo sguardo attento dei cani nei cortili. Un boxer bianco mi si avvicina ed io e Laure lo riempiamo di coccole. Il risultato sono tantissime feste e i pantaloni pieni di bava!

Passiamo a fianco della Chiesa e del Castello di St Germain che si ergono su un piccolo promontorio. St Germain, insieme a Gesù, è uno dei Maestri che più rispecchia il mio Credo interiore. Le loro parole sono per me una gran fonte di riflessione e il mio Cuore le assorbe come una spugna per quanto spesso si tratti di materia troppo elevata per poterla interpretare. Ma sono certa che col tempo e con l'esperienza imparerò a capire e finalmente a mettere in pratica tutti gli insegnamenti che mi sono stati impartiti.

Camminiamo ancora un tratto in costa. Dall'alto scorgiamo la Chiesa di Montjovet ma prima di passarla decidiamo di fermarci a mangiare qualcosa. Ettore porta un supermercato nello zaino. Nonostante abbia vissuto da pellegrino già da qualche giorno, non ha ancora ben percepito cosa sia effettivamente necessario portarsi dietro.

Non che ci sia una regola; ognuno è libero di caricare ciò che crede che possa servigli. Ma portarsi dietro anche un cocomerino di due chili mi sembra un pò eccessivo. Quello ce lo mangiamo subito per antipasto!

Dopo Montjovet la strada sale. Una lunga salita su strada asfaltata che si trasforma poi in sterrato immergendosi in un bosco. Lascio indietro i miei due compagni. Le salite mi danno una gran carica e le affronto sempre con molta energia. Ma quando si sale poi c'è sempre una discesa. E, in questo caso, una brutta discesa!

Dalla cima si scorge la vallata e si sentono le auto sfrecciare sull'autostrada. E' un sentiero fatto di pietre, ma non di quelle salde nel terreno. Si scivola. Non posso permettermi di deconcentrarmi. E aiutandomi con i bastoni, pian piano, inizio a scendere. L'intorno mi mette un pò di inquietudine addosso. Ho come la sensazione di sentirmi osservata.

Ai lati del sentiero il bosco è fitto e spesso qualcosa sembra muoversi tra i cespugli e i rovi, provocando un fastidioso fruscio di foglie che, ammetto, mi lascia addosso un pò di timore. Cerco di mantenere la concentrazione sul sentiero. Ma ad un certo punto mi viene istitivo voltarmi indietro. Con la coda dell'occhio ho l'impressione di vedere una sagoma scura nascondersi velocemente tra gli alberi. Suggestione o realta? Una forte scossa mi attraversa il petto.

E' la paura che prende il sopravvento. Non voglio nemmeno immaginare che cosa possa essere quella cosa e, sguardo fisso a terra, provo ad accelerare il passo, nonostante il terreno difficile. Appena scorgo le prime case, giunta quasi a valle, faccio un grosso respiro e, senza più voltarmi, continuo per la mia strada.
Verres è ormai vicina.

Già vedo il castello. Il tratto finale è piano e costeggia la Dora Baltea.

Alle 14 sono all'Ostello della Gioventù con i piedi immersi in una bacinella di acqua e sale e la testa appoggiata sul cuscino...