Tappa 05 - Da Licques a Wisques

La finestrella di plastica del caravan è tutta piena di goccioline. Pioviggina, ma ad uno sguardo più accurato sembra che non durerà molto.

Ho una gran fame: ieri sera non ho mangiato nulla e non sono certa che troverò un bar aperto alle 7 del mattino. Ma una panetteria si!

E con due croassaint nello stomaco inizio l'avventura di oggi. Trovo il simbolo del pellegrino nella piazza centrale di Licques che, tanto per cambiare, indica una direzione differente rispetto alla mia guida inglese. Non so perchè, ma il mio sesto senso si mette in allerta: altra tappa confusa??

Decido comunque di seguire le indicazioni, sperando in un risultato migliore di quello di ieri. Scelta sbagliata! Perchè in breve le indicazioni scompaiono e mi ritrovo a consultare il GPS per capire dove devo andare. Valuto la possibilità di tornare indietro e camminare lungo il persorso segnato sulla mia guida, ma l'idea non viene accolta con entusiasmo dal mio spirito pellegrino.

"I pellegrini di una volta mica avevano bisogno delle frecce per spostarsi" - e mi convinco a continuare in quella direzione sperando di trovare una valida alternativa. Sento già i piedi umidi a causa dell'erba bagnata. Il sentiero che sto percorrendo non è molto curato e la vegetazione è abbastanza rigogliosa.

Sulla mia sinistra a un centinaio di metri un'auto sfreccia sulla strada provinciale, mentre a destra una vacca mi fissa insistentemente. Mi vengono in mente i miei compagni di viaggio sul Cammino di Santiago; mi divertivo a chieder loro a cosa pensassero nel vedere una vacca: "Latte o Hamburger?"

E la maggior parte puntualmente mi rispondeva "Hamburger". Oggi è una giornata di quelle in cui mi piacerebbe condividere con qualcuno il mio Cammino; mi sento un pò sola, sarà forse per il cattivo tempo che sempre mi mette addosso un pò di tristezza.

Fortunatamente le nuvole si stanno diradando e il cielo lentamente comincia a schiarirsi: sembra proprio che in breve migliorerà. Davanti a me una grande collina ostacola il passaggio: il mio fedele GPS mi indica che la strada la circumnaviga a sud: sarà che forse c'è qualche sentiero che la attraversa?

Lo spirito esplorativo prende il sopravvento e arrivata ad in incrocio desvio il mio percorso, notando un sentiero che sale proprio in sua direzione. E' un sentiero pieno di fiori di ogni tipo e gli insetti sembrano festeggiare l'abbondanza con un forte ronzio, mentre approfittano del ricco banchetto di polline; due libellule si rincorrono in una danza corteggiatrice e dopo qualche istante si accoppiano in volo.

"Accidenti che agilità" - e mi metto a ridere pensando a due esseri umani che tentano di fare l'amore mentre corrono...

Fare l'Amore... atto di libertà o di dipendenza? Un cancello chiuso con un lucchetto blocca la strada proprio quando sto iniziando a meditare sull'argomento. A lato un cartello avvisa che non è possibile entrare senza il permesso comunale (ma perchè il francese quando lo vedo scritto lo capisco, ma quando mi parlano mi sembra di ascoltare una lingua sconosciuta?).

Faccio un profondo sospiro e ritorno sulla strada, rassegnata a dover continuare sull'asfalto. Per fortuna si tratta di una strada poco trafficata. Sono più le biciclette che incontro rispetto alle auto.

Ogni tanto il mio sguardo volge a destra seguendo il profila della collina e cercando di scorgere un sentiero che la percorre: eppure ci deve essere perchè nel mezzo si nota proprio un taglio netto della vegetazione dove si intuisce che ci possa essere una via.

Evidentemente non era destino che ci passassi. Io sono molto fatalista: credo che quando una cosa ti succede è perchè ti doveva succedere, e accade sempre con relativa facilità. Quindi sono della filosofia che è bene tentare sempre, e insistere magari più di una volta per raggiungere il proprio obiettivo, ma se sul percorso si mettono troppi ostacoli è segno evidente che quella cosa non va fatta o magari semplicemente non è il momento giusto per farla.

Quando converso con le persone per spiegare meglio questa teoria in cui credo, faccio sempre l'esempio del mio mancato viaggio in India.

Due anni fa mi ero messa in testa di voler visitare questo meraviglioso paese: per ben quattro volte nello stesso anno, con visto pronto e biglietti aereo pagati, non sono riuscita a partire: una volta mi sono rotta la caviglia il giorno prima di partire, un'altra volta ho perso il volo, la terza volta l'amico con cui dovevo andare si è ammalato e la quarta era nel periodo appena successivo agli attentati agli hotel a Mombey. Non è questo un segno evidente che io in India non dovevo andarci??

La salita per oltrepassare la collina non è molto ripida, ma sufficientemente lunga per mettermi addosso un pò di affanno. Decido quindi di fermarmi a riposare al primo paese che incontrerò.

Scelta fortunata perchè a Quercamps, questo il nome del paese, si trova l'unico punto di ristoro che ho incontrato in questa tappa: il bar della signora Georgette, che riconoscendomi come una pellegrina, al momento di pagare il panino al formaggio e il succo di frutta, mi fa capire di volermeli offrire, chiedendomi solo di fare una preghiera per lei una volta arrivata a Roma.

La ringrazio di cuore e dopo essermi riposata per una ventina di minuti mi rimetto in marcia. E' sempre tanto rincuorante incontrare delle persone desiderose di aiutare il prossimo.. Le energie si sono già ricomposte, non tanto per il panino, quanto per l'Amore che la Signora Georgette mi ha donato con il suo gesto!

Il cammino continua in piano sulla strada provinciale D206, una strada semideserta che, nel mezzo di immensi campi di grano e frumento, attraversa graziosi paesini e belle villette. A tratti riesco ad addentrarmi in  qualche stradina secondaria, ma realmente solo per tagliare il percorso e non per la pericolosità della strada.. E quindi verso le due arrivo a destino.

Wisques è una piccola cittadina, che conta con la presenza di due bellissime Abbazia, quella di St. Paul, dove vivono dei frati e quella di Notre Dame, residenza delle suore. La prima che incontro è l'Abbazia di St.Paul. Tre frati stanno camminando nel viale e approfitto per chiedere loro se è possibile pernottare: loro con un sorriso mi fanno capire che è un posto per soli uomini e mi indicano la non lontana Abbazia di Notre Dame dove sicuramente troverò accoglienza.

Notre Dame è splendida, sembra più un castello che una costruzione religiosa..mi viene incontro una gentilissima suora che con il suo piccolo italiano mi da il benvenuto e mi accompagna alla residenza dove dormirò stanotte: una antica villetta tutta decorata e con le pareti ricoperte di foglie d'edera.

Mi sembra di essere tornata indietro nel tempo, circa un secolo fa e l'arredamento ne fa da testimone: tutto in robusto legno scuro..

Suor Luise mi mostra la mia stanza e mi invita a cenare al monastero.
E mentre mi riposo seduta nel giardino della villa ripenso alla giornata trascorsa e ringrazio per tutta la solidarietà incontrata oggi...