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Tappa 52 - Da Orio Litta a Montale

mar 31 Ago 2010

Non ho dormito quasi niente. Ieri sera la piazza di Orio Litta era in festa.

Musica dal vivo, cena e danze hanno continuato fin oltre l'una e, nonostante avessi i tappi nelle orecchie, le note risuonavano come se fossero nella mia stanza.

E così stamane, ancora con gli occhi mezzi chiusi, mi sono incamminata verso Corte Sant'Andrea dove alle 9:00 avrei incontrato Danilo per il guado del Po. Il "Transitum Padi". Suona molto tra lo storico e il romantico.

Mi han detto però che da qualche tempo non viene più usata la barca di legno e che è stata sostituita da un moderno motoscafo. Ma nella misura in cui perde in suggestione, ne guadagna però in tempo e in comodità.

Arrivo in anticipo e rimango in attesa ammirando lo specchio del Po. Dall'argine si vede una vecchia barca in legno, forse quella precedentemente usata, ormeggiata ad un pontile di ferro.

L'imbarco si trova su un tratto di margine ancora poco contaminato dove la vegetazione è rigogliosa e dove il profumo dell'acqua invoglia a chiudere gli occhi per goderne maggiormente l'atmosfera.

Il verso di qualche uccello ogni tanto spezza il silenzio intorno, mentre una leggera brezza smuove le foglie, creando un frizzante sottofondo.

Ma quando il rumore non è della Natura lo si percepisce già molto in lontananza. Rivolgo il viso verso sinistra con gli occhi spalancati certa che in breve arriverà una barca a motore. Ma devo però aspettare cinque minuti prima di scorgere, finalmente, "Sigerico" che mi porterà sull'altra sponda del fiume.
 
E' come volare... il vento ti abbraccia, l'azzurro del cielo si fonde con quello dell'acqua, la velocità ti rende leggera e... mi sento libera!

Mentre  solchiamo il Po, qualche spruzzo mi raggiunge sul viso: è un peccato che la traversata duri solo pochi minuti. Aiuto Danilo ad attraccare la barca e poi saliamo a casa sua, un ostello/trattoria appena sotto l'argine massimo del fiume.

Mi timbra la credenziale e mi fa compilare il registro di passaggio. E mentre mi mostra l'ostello, chiacchieriamo sui problemi della Via. Danilo è un pò un "anarchico" della Via Francigena.. ha la sua visione di come dovrebbe essere organizzata e quando si parla delle varie associazioni coinvolte e della distribuzione dei fondi, storce un pò il naso.

Ma d'altronde, viste le condizioni attuali della Via, si può forse biasimarlo?? Io però preferirei cercare collaborazione con gli Enti che si occupano della promozione della Via piuttosto che crearmi un mio "mondo francigeno".

Il Cammino è già tanto confuso così come è ora; perchè schierarsi per favorire un ulteriore caos?

Ringrazio Danilo e mi avvio alla volta di Piacenza. A parte il primo tratto, lungo l'argine del Po, il Cammino è quasi tutto su asfalto, sulla provinciale 13. Attraverso diversi paesini, sotto un sole cocente e con le auto che mi sfrecciano a fianco: Calendasco, Zerbione, Incrociata e Cotrebbia Nuova dove il campanile a base circolare merita realmente uno scatto.

E arrivo quindi a Malpaga. Qui ci sono due possibilità: o si continua per la Via Ufficiale lungo la statale, seguendo l'indicazione verso destra; oppure si prosegue dritto per una stradina che porta a guadare il fiume Trebbia. Non ho ben capito se il "guado del Trebbia" fosse originariamente il passaggio storico della Via, oppure se si tratta di una variante proposta dallo stesso Danilo. Sta di fatto che mi incuriosisce e quindi decido di tentarla. Scelta errata!

Una volta scesi nella secca del Trebbia, diventa molto difficoltoso raggiungerne l'altro argine! Evidentemente Danilo è un pò che non va a controllare le condizioni della zona, altrimenti sono certa che non consiglierebbe a tutti i pellegrini di attraversarla. Oltre a non esserci indicazioni nel letto del fiume, non si vede nemmeno più la stradina in salita che porta sull'altro argine, evidentemente coperta dalle erbacce ed inoltre si è costretti ad attraversare un torrente creato da una discarica che, quando piove, può raggiungere anche il mezzo metro di altezza.

Se non fosse stato per due gentili guardie del parco del Trebbia, Claudio e Carlo, che passavano di li "non per caso" e che mi hanno aiutato ad arrampicarmi sull'argine, io probabilmente avrei dovuto rinunciare, riguadare la discarica, attraversare di nuovo la secca e perdere ancora del tempo a ritrovare il piccolo sentiero da cui ero scesa, per poi tornare indietro all'incrocio e riprendere la statale.

Quindi attenzione! Alle condizioni attuali, il mio consiglio è: NON guadate il Trebbia, a meno che non vi sentiate degli "Indiana Jones". Ma il rischio realmente non vale! A mio parere non c'è nulla di interessante da vedere in un letto di fiume in secca. L'unico vantaggio è che si taglia la Via di due/tre chilometri. Forse se fosse più curata...
 
Piacenza è alle porte. La attraverso in tutta la sua lunghezza, fermandomi al municipio in Piazza Cavalli per far apporre il timbro sulla credenziale. La signora al banco delle informazioni nemmeno sa cosa sia. E da qui si percepisce la poca sensibilità delle Autorità locali in materia di Francigena. Non mi stupisco che non ci sia un albergue comunale in città.

Proseguo verso Montale, la mia meta di oggi. Cinque lunghissimi chilometri tra traffico, capannoni e centri commerciali. Ma all'arrivo tutta la noia e lo stress di questo tratto viene appagata dal meraviglioso ostello messo a disposizione a fianco della piccola chiesa. Una grande cucina, due stanze da letto per un totale di 5 posti, due bagni con doccia e persino la lavatrice, il tutto su due piani in un gradevole ambiente rustico.

Poco lontano, due bar/ristorante, un tabacchi e un piccolo centro commerciale completano la lista dei "servizi al pellegrino". Non manca proprio nulla se non il calore di qualcuno che ti accoglie...    

 

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