Tappa 56 - Da Fornovo a Cassio

Una ricca colazione in compagnia di Mario. Le gentili suore ci hanno fatto trovare biscotti, succo di frutta, pane, burro e marmellata, oltre ad una bella tazza di tè e caffelatte.

Io e Mario cominciamo a conoscerci un pò. Mi dice che è molto deluso dalla Via e che si aspettava qualcosa di più organizzato e sentieri meglio percorribili. Mario, come tanti pellegrini che ora affrontano la Francigena, ha già lasciato le sue impronte sul Cammino di Santiago e in verità sperava di trovare qualcosa di simile anche su questa Via storica.

Non è certo motivo di orgoglio sentirsi dire che, se l'avesse saputo prima, non sarebbe venuto! Ma d'altronde non lo biasimo. Hanno voluto tanto pubblicizzare questa Via in tutto mondo, ma la Verità è che non è pronta per accoglierlo!

Quindi il Mondo arriva convinto di trovare un'altra Santiago e ciò che trova sono sentieri dismessi, indicazioni spesso scarse e poco chiare, strade pericolose e poca organizzazione nei luoghi di accoglienza povera.

E' vero che, anche se con molta lentezza, qualcosa si sta muovendo e ci sono per fortuna persone che realmente hanno a cuore questa Via, ma purtroppo evidentemente ancora non è sufficiente. Manca sensibilità al pellegrinaggio sia da parte delle amministrazioni locali, sia da parte delle persone del luogo. Ho sentito di contadini che tolgono le indicazioni perchè non vogliono che il "pellegrino-vagabondo" passi a fianco delle loro coltivazioni.

Ho sentito di altri che si portano a casa le frecce come souvenir e di altri ancora che le girano per confondere i malcapitati. Proprio ieri ho tirato su un cartello che qualcuno, per scherzo o per rabbia, aveva sradicato.

Ma cosa possiamo fare noi pellegrini per favorire questo processo di sensibilizzazione? Sono qui che ancora, tra un passo e l'altro, ci penso...

Le mattine iniziano a rinfrescarsi. Ultimamente esco sempre con il golfino indosso. Raggiungiamo Fornovo per una strada sterrata non segnalata sulle mappe. Non sapendo se troveremo qualche negozio o bar sulla Via, ci fermiamo da un panettiere per fare rifornimenti.

Una bella salita su asfalto apre la nostra tappa. In due, tra una chiacchiera e l'altra, l'affrontiamo con più coraggio. Dall'alto uno splendido panorama disegna lo sfondo e ci divertiamo ad individuare per dove passerà la Via.

Dopo una ripida discesa ci ritroviamo sulla Provinciale della Val Sporzana. Come sempre queste strade non sono molto trafficate, ma quei pochi mezzi che ci sono ti costringono a tenere sempre l'alta l'attenzione al loro passaggio.

Il percorso in valle è quasi tutto asfaltato. Solo per un breve tratto una deviazione ci porta prima a guadare un torrente e poi a camminare in mezzo ai campi e ad un boschetto. Tornati sulla Provinciale, incominciamo a salire e arrivati ad un bivio prendiamo per Terenzo. La strada sale decisamente, poi seguendo una indicazione non molto chiara, ci ritroviamo a tagliare la curva in mezzo ad un campo incolto dal quale si inizia ad ammirare la bella chiesa romanica di Bardone.

La salita verso Terenzo, sempre su asfalto, si fa sentire e il forte sole contribuisce non poco a favorire una bella sudata. Alle nostre spalle una splendida vista appaga ogni sforzo.
Arrivati al paese ci prendiamo una pausa e tra spuntino e foto trascorriamo una mezz'oretta di piacevole relax.

Da Terenzo parte una bella salita tra i boschi. I profumi delle piante selvatiche si mescolano a quello dell'erba umida nel sottobosco. Tra le foglie si intravedono i cappelli di piccoli boletus. Chissà se sono commestibili! Raggiungiamo la cima e dopo un centinaio di metri di strada asfaltata, imbocchiamo un sentiero in erba che ci porta con dei piccoli saliscendi al Castello di Casola.

Comincio ad essere stanca. Dopo tanta pianura fatta, la ripresa delle montagne risulta abbastanza stressante per le mie gambe, alla luce anche dei 34 chilometri di saliscendi di ieri. Ma fino a Cassio il sentiero continua salendo e scendendo anche bruscamente e su sentieri a volte non molto praticabili con uno zaino tanto grande come il mio, tanto che un paio di volte sono costretta a toglierlo. Suggestiva la pineta che si attraversa.

L'unico rumore che si sente è il calpestio delle scarpe al suolo sugli aghi secchi. Il pensiero va alla magia del luogo e alla speranza di poter incrociare con gli occhi un cerbiatto o un piccolo roditore.

Nel frattempo Mario, con un passo più rapido del mio, si allontana precedendomi all'arrivo di quasi venti minuti. E finalmente dal basso intravedo le prime case della mia meta. Le ultime energie da mettere nei settecento metri che rimangono ed eccomi seduta a fianco di una fontanella, all'ingresso di Cassio, mentre riprendo fiato.

L'Ostello è una casa cantoniera ristrutturata, pulita e funzionale, all'uscita del paese. Si occupa della gestione un gentile anziano, il sig. Sandro che avvisato del nostro arrivo si precipita ad accoglierci.

Mario però preferisce continuare. Lui ha un tempo limitato e quindi vuole approfittare delle energie che gli restano per raggiungere Berceto.

Rimango di nuovo sola, ma so che sarà per poco. Fabio, un amico di Globetrotter-Life arriverà in breve da Reggio Emilia per incontrarmi e confrontarsi.
 
Puntualissimo, alle 18, il campanello dell'Ostello suona. Conosco Fabio ed davanti ad un aperitivo iniziamo una lunga ed interessante conversazione ricca di diversi punti di vista.

Capisco subito, infatti, che Io e Fabio siamo due caratteri completamente opposti. Io estroversa e maniaca della condivizione, pur sempre nel rispetto delle idee e dei pensieri degli altri; Fabio, invece, introverso e riservato, ma curioso di sapere da dove nasce il mio spirito e il mio desiderio di raccontare emozioni e sentimenti.

Ne nasce un'avvincente discussione, per me costruttiva, in quanto poi mi ha portato a considerare che forse nei miei atteggiamenti e nelle mie parole, spesso do troppo per scontato che gli altri siano come me, creando forse situazioni di imbarazzo.

E' vero che non mi importa del giudizio degli altri su ciò che faccio e ciò che scrivo, ma forse in effetti rischio di risultare poco sensibile all'intimo delle persone. E' che mi viene spontaneo fare ciò che faccio, dire ciò che dico e scrivere ciò che scrivo.

Mi scuso se a volte, senza rendermi conto, tocco a dismisura la sensibilità di qualcuno, ma sono fatta così, cosa ci posso fare?

Una bella pizza, gentilmente offerta dal mio nuovo amico, chiude la serata.

Confrontarmi con persone come Fabio, rinnova il mio spirito riflessivo e mi stimola sempre maggiormente al confronto, consolidando la mia idea che la condivisione è un mezzo potentissimo di crescita interiore.