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Tappa 59 - Da Pontremoli ad Aulla

mar 07 Set 2010

Un centopiedi di dieci centimetri sulla parete: la prima cosa che vedo appena apro gli occhi. Salto giù dal letto: certi insetti proprio mi infastidiscono! Spalanco la porta della mia stanzetta e aiutandomi con il piede lo spingo fuori nel corridoio.

Ho ancora addosso il sudore della tappa di ieri. Provo ad aprire il rubinetto ma nulla: non c'è acqua! Già ieri il frate mi aveva assicurato che sarebbe venuti a sistemarla, ma a questo punto sono rassegnata a non fare la doccia nemmeno stamattina. Sacrifico quindi un pò d'acqua frizzante comprata ieri al supermercato per sciacquarmi mani e faccia e velocemente mi preparo per uscire.
Kway. Cappellino. Coprizaino. Fuori diluvia.

L'idea di camminare trentatre chilometri sotto l'acqua battente certo non mi esalta. E mentre muovo i primi passi, già penso a voler tagliare alcuni tratti, camminado sulla statale. Mi porto quindi sul bordo della corsia di sinistra e con molta attenzione, controllo a vista ogni mezzo che si avvicina. E così faccio fino a Pieve di Sorano guadagnando più o meno tre chilometri. Non sono l'unica però che cammina lungo quel pericoloso bordo.

Incrocio alcuni stranieri, borsone in spalla. Andranno a passare la giornata sotto qualche portico, approfittando del cattivo tempo per vendere ombrelli, loro che l'ombrello per ripararsi non ce l'hanno. "Come sono fortunata" - penso - " Io, che cammino sotto l'acqua perchè scelgo di farlo e non perchè sono costretta!". Decido di lasciare la statale e seguire la traccia indicata sulla mappa. Una salita mi porta all'ingresso di un bellissimo borgo, dal quale si gode un prezioso panorama, che però il grigio del cielo svalorizza.

Le nuvole coprono le cime dei rilievi e la pioggia intensa ne annebbia i contorni. Il quadro che ne esce è molto ombroso, illuminato solamente dai fari in corsa delle auto. Comunque suggestivo e misterioso l'intorno, che immortalo con un flash. Mi perdo tra i vicoli di Filattiera, distratta dai particolari dell'antico borgo, nonostante le precise segnalazioni bianco-rosse del CAI, fino a ritrovare il cartello "Via Francigena" con i due omini che camminano.

Da qui mi incanalo in uno stretto sentiero di pietre che sale sulla collina. Il fondo è molto scivoloso e fatico nel passo, nonostante mi appoggi ai bastoncini. Alcuni rovi rendono ancora più difficile il passaggio, impigliandosi alle maniche del mio impermeabile. Il rumore della pioggia sulle foglie si fonde a quello delle zanzare nel mio orecchio. E mentre cerco istericamente con la mano di allontanarle, gli occhiali si appannano per il calore che esce dall'apertura del cappuccio.

E non vedo più nulla. Poi, uno scossone della testa al ronzio fastidioso di un moscone, li fa cadere nel fango. E in quel momento, per un attimo, rimpiango gli schizzi d'acqua al passaggio delle auto sulla statale. Ormai fradicia e le scarpe pesanti per il fango, faccio il mio ingresso a Villafranca.

Intanto continua a piovere, seppur meno intensamente. Consulto la mappa. Mi aspettano dieci chilometri tra le colline. Come sarà il sentiero con questa pioggia? Entro in un bar per chiedere informazioni. Un ragazzo mi dice che sicuramente troverò pietre scivolose e fango, e dovendo anche guadare un piccolo torrente è possibile che il livello sia cresciuto. Se già prima non ero molto convinta di voler seguire la traccia ufficiale, adesso mi ritrovo a far di tutto per trovare un'alternativa che non sia la pericolosa statale.

Telefono persino al mio amico pellegrino Alessandro per chiedere consiglio. Lui mi dice di aver seguito una strada sterrata lungo il fiume Taro, ma nessuno mi sa dare un'indicazione relativa a questo percorso. Ed ecco finalmente l'aiuto che aspettavo. L'occhio mi cade su una indicazioni, nascosta da un albero all'altezza di un semaforo. E'lo stesso cartello con la dicitura "Via Francigena" ma al posto dei due omini che camminano, è disegnata una bicicletta.

L'alternativa per i "bicigrini"! Ecco la strada che seguirò; sarà sicuramente meno problematica del percorso pedestre! E mi ritrovo a camminare su una strada provinciale semideserta, costeggiando la montagna dall'altra parte della valle. Mentre attraverso il borgo di Lusuolo, dominato dalle rovine del suo castello, le gocce si diradano fino a diventare quasi impercettibili. E finalmente posso togliere il cappuccio oppressore e far respirare un poco la testa.

La scelta di questo percorso mi fa risparmiare altri tre chilometri e in poco meno di due ore faccio il mio ingresso ad Aulla.
Sulla targa della porta del museo del Pellegrinaggio, nei locali della chiesa di San Carpasio, una scritta comunica il ricevimento dei pellegrini a partire dalle 15. Mi reco quindi in un bar, in attesa del giusto orario, approfittando per pranzare e per controllare email e novità.

Rimango sorpresa per un messaggio lasciato sul mio blog da un certo Riccardo, datato ieri sera e che probabilmente deve essermi sfuggito: "Sono a Sarzana; sto facendo la Francigena al contrario. Spero di incontrarti domani ad Aulla oppure sul Cammino". E infatti, tornata alla chiesa, il Don mi accoglie dicendomi che è già arrivato un altro pellegrino! Riccardo è un ragazzo di Firenze, molto giovane, che si è concesso un paio di mesi di riflessione.

Ci scambiano informazioni sulla Via e poi, dopo una veloce spesa al supermercato, festeggiamo l'incontro con un aperitivo.

Infine... Qui ad Aulla ho tutto quello che mi serve: un letto confortabile, una doccia calda, un supermercato e il consenso del Don a fermarmi un giorno in più se voglio riposare. E con il diario lasciato troppo indietro, questa è un'occasione che non posso lasciarmi sfuggire. Oltretutto domani è previsto ancora cattivo tempo.

Allora è deciso: domani mi fermo! :-)

 

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