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Tappa 60 - Da Aulla a Sarzana

gio 09 Set 2010

Pronta per riprende il cammino! Riposata e soddisfatta per aver recuperato quasi tutto il diario. Zaino in spalla mi reco a salutare il Don, che gentilmente mi invita a bere una tazza di tè. Ci raggiungono la coppia di pellegrini francesi, giunti ieri insieme ad un signore ungherese e diretti ad Assisi.

E tra una chiacchiera e l'altra si fanno le otto. L'uscita da Aulla è attraverso il ponte sul torrente Aulella e la Via devia subito in una strada secondaria sulla sinistra che dopo qualche decina di metri diventa sentiero. Il cielo è sereno ed i raggi del sole si riflettono sull'erba bagnata, facendola brillare. Sembra proprio che abbiano pulito il sentiero da poco. Non trovo tutti quei rovi da cui gli amici pellegrini passati prima di me mi avevano messo ripetutamente in guardia.

Foglie e rami secchi, sparsi ovunque, testimoniano il passaggio di qualche volontario che con pazienza ha reso il percorso più agevole. Incontro solo un grosso tronco che ostruisce la Via e che mi costringe a togliermi lo zaino per riuscire a scavalcarlo! Si sale.

Più di una volta perdo l'appoggio del piede, scivolando sulla pietra. Un canale scavato dall'acqua esattamente al centro del sentiero, rende ancor più difficoltosa la salita. "E fortuna che non piove!" - penso sorridendo. Intravedo delle case e, appena sopra, le rovine di un castello. Bibola, arroccato su una collina, domina tutto il bosco sul versante orientale della montagna. Incrocio un anziano, braccia dietro la schiena, che cammina ricurvo lungo il bordo dello sterrato. Lo saluto. Lui mi mostra un sorriso senza denti e balbetta qualcosa che non capisco. Ha gli occhi piccolini, ma vispi. Sulla sua schiena si legge il peso di tanto lavoro.

E poi si spiega: "Quanti chiometri ho fatto anche io tra queste montagne!". Lo immagino pastore, o forse taglialegna. Gli chiedo del suo lavoro. E lui ancora ripete:"Quanti chilometri ho fatto anche io tra queste montagne". Torno a sorridergli e gli accarezzo una spalla. Poi mi allontano rivolgendo un pensiero a mio padre.

Un paio di chilometri di strada asfaltata e sono a Vecchietto, un altro piccolo paese da dove inizia una lunga e faticosa salita su sentiero roccioso. Ma a me le salite piacciono e mi stimolano a mettermi alla prova. Ed ecco quindi che accelero il passo per testare la mia resistenza dopo ormai più di 1600 Km lasciati alle spalle. Soddisfatta nell'aver percorso un buon tratto senza dovermi fermare a riposare, ritorno allo spirito pellegrino rallentando e osservando l'intorno.

Ma il cielo comincia a tuonare! Volgo lo sguardo a destra: sull'altro versante già piove. Torno ad accelerare il passo, questa volta in discesa. Non è la pioggia, certo, a preoccuparmi, ma i lampi. E ad ogni abbaglio sussulto sperando che il fulmine non colpisca proprio l'albero sotto il quale sto passando. E quando ormai sono quasi in pianura, la terra comincia a macchiarsi di scuro e una goccia dopo l'altra, la pioggerellina si trasforma in diluvio.

Entro a Sarzana completamente fradicia: non riesco nemmeno a comprarmi un panino perchè la panettiera mi prega di stare fuori! Mi rifugio quindi in Comune e approfitto per farmi apporre il timbro e chiedere informazioni per alloggiare stanotte. L'impiegato mi indica la Chiesa di San Francesco e gentilmente telefona per assicurarsi della disponibilità del posto.

Mi accoglie una signora e mi accompagna in una stanza dove ci sono, tra tante altre cose, alcuni materassi. Ne prende uno e lo stende a terra. Poi mi indica i servizi e mi dice che quando arriverà il parroco dovrò lasciare un'offerta di 5 euro, per aiutare a recuperare le spese della doccia nuova.

Passa nemmeno un'ora ed ecco arrivare anche il pellegrino ungherese. Abbiamo modo quindi di chiacchierare un pò. Si chiama Attila e sta camminando solo la parte tra Fidenza e Siena. Non ha molto tempo. Deve tornare al lavoro, anche se non ho ben capito cosa faccia.

E mentre fuori torna il bel tempo, sul mio pomeriggio continua ad aleggiare una nuvola grigia. Un'email inaspettata. Un'email vuota. Ma perchè continui a cercarmi? E pensare che dopo sette mesi da quando mi hai abbandonata ancora non mi hai nemmeno chiesto scusa...  

"Scusa": una parola così facile da dire... la trovi nel dizionario dell'Amore, nel capitolo intitolato "Il Perdono"...

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