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Tappa 66 - Da Monteriggioni a Siena

gio 16 Set 2010

Alla fine mi sono addormentata sul divano con il computer acceso. Come spesso ultimamente accade, la stanchezza ha il sopravvento sugli impegni presi. Apro la finestra e un'arietta fresca sostituisce in breve quella viziata della notte.

In una mezz'ora siamo tutti svegli. Saluto Vincenzo e ancora lo ringrazio per la simpatica compagnia. Oggi per lui sarà l'ultima tappa, poi tornerà a Bologna dalla sua famiglia. Do invece appuntamento a Siena ai due amici francesi, che mi consigliano di andare alla casa di accoglienza di Suor Ginetta.

Parto con i piedi ancora doloranti, ma mi consolo: in fondo oggi devo fare solo 21 Km! E quindi per innalzare l'umore intono una melodia bisbigliandola tra le labbra.

Davanti a me una lunga strada sterrata mi porta in costa alla collina e poi mi inoltra in un sentiero boschivo. C'è un gran silenzio. Ogni tanto il fruscio delle foglie cattura la mia attenzione. E' interessante come, dopo tanto camminare, si impari quasi a distinguere anche quale tipo di animale si sta muovendo tra il fogliame. Oggi nè ho indovinati tre su cinque. Due lucertole e un uccellino. Gli altri non ho fatto in tempo a verificare cosa fossero.

Quando ti concentri sulla Natura, è la Natura stessa ad insegnarti. Ti insegna i profumi, ti insegna i rumori, ti insegna a distinguere i versi. E' un riconoscimento. E' un risvegliare i sensi assopiti da generazioni. E per me, che ho sempre abitato in città e sempre abituata ai rumori meccanici e agli odori di scarico, è come una grande conquista. E' chiara evidenza che lentamente,passo dopo passo, mi sto nuovamente armonizzando con la Natura e quindi con l'Amore in lei presente. E sorrido, perchè tutto ciò, anche se per un istante, mi fa sentire parte di un Tutto.

La Via è ben segnalata. Difficile perdersi. Si alternano tratti nel bosco ad altri tra i campi, ora incolti, fino ad arrivare alla località di Villa, dove due piccoli ma suggestivi Castelli chiamano su di loro l'attenzione.
poi ancora un tratto tra i campi fino a raggiungere la strada asfaltata, per fortuna poco trafficata, almeno in tarda mattinata.

Al mio fianco un gregge di pecore pascola beatamente. E, con mio stupore, eccone una nera. Solo una! Mi metto a ridere. Somo sempre stata la pecora nera della famiglia, quella un pò "controcorrente" e ribelle.
Quella intelligente, a detta di mia madre, ma che l'intelligenza non sempre la usa o la usa per fare cose differenti da quello che fanno le persone "normali". Ma poi.. cos'è la normalità? Cosa definisce una persona con l'aggettivo "normale"? Ed ecco il richiamo. Una pecora, con un grosso belato, fa girare tutte le altre. Poi si mette a correre e tutte la seguono. Quella nera rimane da sola, continuando a brucare l'erbetta, come se non avesse sentito il richiamo. Comincio a ridere.

La scena che ho davanti è troppo comica e troppo coincidente con il detto popolare! La differenza è che io non associo un connotato negativo alla pecora nera, come invece fa intendere il detto. La pecora nera semplicemente è consapevole della sua unicità e la dimostra senza importarsi del giudizio altrui, cosa che le pecore bianche invece temono!

Tutti gli Esseri Umani sono unici e importanti, ma molti, forse troppi, hanno paura di dimostrarlo e preferiscono conformarsi agli schemi che la società ci insegna, indipendentemente che questi siano giusti o sbagliati. Ma, anche qui, chi sa cosa è giusto e cosa è sbagliato? Per questo, meglio affidarsi al Cuore, perchè solo Lui lo sa! La pecora nera è proprio colui che si affida al Cuore, mostrando agli altri la propria unicità.

L'asfalto diventa sterrato. Poi una freccia con scritto "La grande traversata" mi porta a prendere un sentiero fino a scoprire un monolite, che tutti chiamano la "piramide". Questo monolite si trova su un lago ormai scomparso, dopo la bonifica fatta da Leopoldo I. (Visto? Mi fermo pure a leggere le didascalie sui cartelli! :-P). Da qui continuo per un sentiero nei boschi fino a ritrovarmi alle porte di Siena, percorrendo la "strada delle Coste".

Passo sotto il cavalcavia della statale ed entro nella periferia della città. Una lunga salita e finalmente il primo marciapiede. Piazza del campo è veramente gremita di turisti. Il suo fascino mi rapisce e insieme a tanti mi siedo con il mio zaino ancora in spalla sulla pendenza all'ombra. Rimango li qualche minuto a contemplarla. Poi mi dirigo alla Casa d'accoglienza. Suor Ginetta è impegnata con la distribuzione dei pasti alla mensa dei poveri e quindi manda un volontario ad accogliermi.

Ho poi l'onore di mangiare più tardi con queste favolose persone che dedicano una parte del loro tempo ad aiutare gli altri.

Ed ora eccomi qui che scrivo mentre aspetto che Andrea mi raggiunge. Sono felice di poter camminare un paio di giorni con lui. Potremo continuare il nostro bellissimo confronto incominciato ad Aosta...

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