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Tappa 13 - Da Tergnier a Laon

mar 13 Lug 2010

Il diluvio di ieri forse non è arrivato a caso. La situazione mi ha forzata a riposare un pò le gambe e adesso le sento ben desiderose di riscattarsi. Esco presto, un pò prima delle sette.

L'uscita da Tergnier mi incute un pò d'ansia, come sempre mi capita quando attraverso le città un pò grandi e in particolare le zone industriali e periferiche. Per quanto mi ritenga una ragazza coraggiosa, il timore di fare cattivi incontri, soprattutto in determinati luoghi, è comuque presente.

Ho letto una frase una volta che mi ha colpita molto e che ritengo rispecchi realmente la definizione di corraggio: "Avere coraggio non vuol dire non avere paura, ma avere la determinazione di affrontare le proprie paure".

Questa sono io. Con tante paure, ma con il coraggio di affrontarle. E quindi con gli occhi ben aperti, e il bastone sempre pronto all'evenienza, attraverso la città e raggiungo i primi campi.

Cammino su una strada provinciale abbastanza trafficata e devo attraversare anche una strada nazionale abbastanza pericolosa dove auto e camion frecciano incuranti della mia presenza.

In breve arrivo a Deuillet e alla fine del paese prendo una stradina sulla sinistra addentrandomi in una boscaglia. La pioggia di ieri ha lasciato l'impronta del suo passaggio. Il sentiero è pieno di pozzanghere e fango e la vegetazione anora bagnata.

Il sole penetra tra le fitte chiome degli alberi facendo brillare le goccioline di umidità e creando giochi di luce ed ombra veramente spettacolari. Mi fermo qualche minuto ad ascoltare i rumori del bosco. E' incredibile il numero di suoni che si sentono.

I dialoghi di differenti specie di uccelli; il ronzare degli insetti; l'acqua che, da qualche parte, scorre; il vento che si intrufola tra le foglie; ramoscelli che si spezzano, forse al passaggio di qualche piccolo animale; e poi, rumori strani e rumori sconosciuti, il suono del non visibile, dell'aria, dell'energia che fluisce. Mi sembra di essere in un bosco incantato. Immagino le fate e i folletti che mi spiano da dietro le foglie.

Chissà che alcuni rumori siano proprio loro. Mi piace crederlo. Mi piace pensare che la fantasia umana derivi da una verità nascosta, da qualcosa che, per un motivo poco chiaro, non può essere rivelato. Così come le fate e i folletti. Può essere che esistano, ma la loro esistenza non può essere rivelata. Ecco cosa credo. Come non possono essere rivelate tantissime altre cose. Il motivo non lo so, ma lo immagino. 

Ritorno a camminare su asfalto. La strada sale verso una collina e si addentra in una foresta. Cammino alternando momenti di sole a lunghi tratti di ombra sotto gli alberi. Raramente passa un'auto. La strada è piacevolmente fresca e il verso degli uccellini accompagna il mio passo ritmandolo.

Saint Nicolas aux Bois sorge proprio in una piana in mezzo a questa foresta. Un paese tranquillo, dove si trovano le rovine di una grande abbazia. Purtroppo dalla strada riesco a scorgerne dietro le piante solo una piccola parte.

Bisognerebbe salire su una collinetta per vederla, ma vista la lunghezza della tappa, preferisco non fare nessuna deviazione e accontentarmi di ciò che si intravede.

Continuo in salita fino ad incrociare un'altra strada, quella che ho lasciato a Deuillet, quando mi sono addentrata el bosco. Anche questa, poco trafficata, continua attraversando la foresta fino a raggiungere il paesino di Cessieres.

Mi fermo per riposare. Ormai sono più di venti km che cammino senza sosta. Prendo dallo zaino un vasetto di mela frullata e faccio merenda. Mi viene in mente mio padre. La mela frullata era quello che mangiava più volentieri nel periodo di malattia.

Mi ricordo che all'ospedale glie ne davano sempre due e una lui la metteva sempre via per me, perchè sapeva che anche io la mangiavo volentieri. Mi vengono sempre le lacrime quando penso a mio padre. E'così difficile accettarne la morte.

Io cerco di sorridere quando parlo di lui, perchè è con un sorriso di gioia e di Amore che desidero ricordarlo. Ma il dolore è ancora troppo grande. Le lacrime, magari accompagnate da un sorriso, sono inevitabili.

Sono circa nove i km che mi separano da Laon. Più mi avvicino e più la strada diventa trafficata. Già la vedo in lontanza. E' là, in cima ad una collina. E già penso alla salita che dovrò fare per raggiungerla.

E garantisco che dopo più di trenta chilometri, una salita come quella costa parecchia volontà.
La salita è li davanti a me, ripidissima. L'opzione per evitarla è camminare un paio di chilometri in più su una strada che circumnaviga la collina salendo più dolcemente.

Tra le case si intravedono le torri della cattedrale. Sembrano così vicine. Decido per la via più breve. E' una salita spaccafiato, ma lentamente, un passo dopo l'altro, riesco a raggiungere la cima. Sono costretta a fermarmi per riposare e in breve mi trovo a districarmi nelle viuzze del centro.

E improvvisamente, sulla mia sinistra eccola che appare nel suo splendore, la Cattedrale. Entro per una visita: le vetrate viola sopra l'altare mi incantano. e mi ispirano un momento di meditazione e di preghiera.

Mi reco poi all'ufficio turistico e chiedo l'elenco degli hotel più economici. Passo quindi un paio d'ore cercando un letto, ma la fortuna non è dalla mia parte. Tutto completo, tranne gli hotel più cari ovviamente.

Alla fine mi vedo costretta a prendere un autobus e ad andare in un paese vicino, cosa che mi prende un sacco di tempo. Arrivo alle 19, stanca.

Ma in fin dei conti, a parte l'odissea finale per la ricerca dell'alloggio, mi sento soddisfatta e completamente ripresa dalla desolante tappa di ieri...

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