CF08 - Tappa16 - Da San Miniato a Gambassi Terme

La giornata inizia con un piccolo dramma: non trovo il mio cappello da giapponese, l’unico che mi era rimasto dopo avere perso la mia adorata cuffia in pizzo, da musulmano. Mi aspetta una tappa da 26 km sotto un sole cocente, e la mancanza del cappello può essere un bel problema.

Jannina, la pittrice inglese, ha finalmente iniziato il suo viaggio con noi, e mi aiuta invano nella ricerca. Parto, un po’ triste e rintronato, con un asciugamano in testa a mo di bandana.

Due chiacchiere con il fruttivendolo di San Miniato, che mentre mi racconta quanti pellegrini passano nel suo negozio mi pela 5 Euro al chilo per delle albicocche appena discrete. Ciononostante gli insegno il saluto giusto per i suoi amici pellegrini: Buon Cammino. Così s’incazzeranno meno per i suoi prezzi stratosferici.

Federico mi chiama al telefono: ha ritrovato il cappello e me lo sta riportando. L’umore s’impenna.

Un’ora abbondante di asfalto, non passa più. Non me la ricordavo, il rilievo precedente l’avevo fatto in bici. Finalmente, a un tornante tra Calenzano e Castelfiorentino, entro di nuovo in paradiso: inizia un tratto di sterrata panoramica, che saltella da una parte all’altra del crinale, giocando con panorami e colori. Prima tanto verde, poi si vira verso l’ocra, poi di nuovo il verde. Vigneti perfettamente retti, campi trebbiati perfettamente curvi, cipressi che pennellano un cielo perfettamente azzurro.

Salgo e scendo, solo soletto, per tutta la mattina, parlottando col registratore, mangiando monoporzioni di parmigiano, poppando sorsate di acqua e polase.

La visita alla Pieve di Coiano è sconfortante. Sigerico ci dormì 1000 anni fa, e sembra che da allora nessuno abbia più pensato alla manutenzione. Sta crollando a pezzi, e anche se la torre è impalcata si capisce che nessuno ci sta lavorando. Italiche tristezze, lungo una Francigena in cui servono come il pane ostelli e spazi per i posti tappa.

Non una fontana per più di 20 km. Pazzesco.

Mi salva Salvatore, siculo trapiantato in un paradiso che sembra non lo coinvolga più di tanto. Lavora la terra da solo, i figli fanno gli elettricisti o i meccanici, e non lo aiutano più.

Dopo anni di peregrinazioni francigene riesco finalmente a visitare l’interno della pieve a Chianni. Mi piace moltissimo, per la sua sobrietà e per le forme primitive dei capitelli e delle colonne. Il fabbricato attiguo è in ristrutturazione. Qui finalmente nascerà un ostello. Penso il più bello di tutta la Via.

Tramonto da batticuore, con le colline avvolte nella foschia e il sole accecante.

Alberto Conte