CF08 - Tappa29 - Da Sutri a Campagnano di Roma

Scendo a Sutri in auto, con Federico, e noto con estremo piacere che l’anfiteatro scolpito nel tufo, una delle perle della Via Francigena, stamattina è aperto.

Ho molte cose da fare oggi, mi aspetta un rilievo complicato, ma non resisto alla tentazione: entro e inizio a scattare fotografie a raffica. Adoro questo posto.
Entra con me un altro pellegrino. Si chiama Dimitri, viene da Berlino. A piedi.

Sulle spalle ha uno zaino da 80 litri, pieno. Stimo che potrebbe pesare almeno 18 chili, quasi un terzo del peso dell’esile ragazzo che lo trasporta. Se lo toglie, e rimane in ogni caso curvo, anche senza zaino. Mah.

E’ in viaggio da 55 giorni, come unica guida una mappa Michelin in scala 1:400.000. Mi fa vedere la strada che intende fare per arrivare a Roma. Vorrei aiutarlo, toglierlo dal traffico e dai guai in cui si sta cacciando, ma poi decido che se è arrivato vivo fin qui, con quel menhir sulle spalle, di sicuro non saranno questi due giorni di traffico romano a metterlo in crisi.

M’incammino, e sono io a fare i conti con il traffico della Cassia, che non posso evitare per il primo tratto. Un paio di camion mi sfiorano, altri cercano di farmi volare via il berretto. Esco col batticuore, imboccando finalmente una sequenza di strade di campagna, che mi rasserenano.

Cammino con calma verso Monterosi, e prima di entrare in città scendo verso il lago. Da lontano vedo dei fiori che sembrano ninfee, ma avvicinandomi capisco che sono fiori di loto: uno spettacolo eccezionale, non li avevo mai visti dal vivo. Altra raffica di foto prima di entrare in paese, dove entro in un fornaio-caffetteria, gestito da una signora gentilissima, che mi chiede da dove arrivo e mi prega di scrivere un pensiero sul suo quaderno. Che belli questi incontri.

Il tratto tra Monterosi e Campagnano è tradizionalmente difficile: qualche guida ancora oggi propone di uscire dal paese percorrendo contromano lo svincolo di uscita della Cassia a 4 corsie, e poi via lungo la corsia di emergenza per tre chilometri. A me tanto ottimismo sulle capacità di guida degli automobilisti sembra eccessivo, e vado a cercarmi un percorso alternativo.

Un primo tentativo va a vuoto, tento un percorso un poco più lungo, che si rivela molto gradevole. Costeggio il parco del Treia con frotte di turisti che si rinfrescano nel fiume, e poi entro nel parco di Veio.
Silenzio, bei panorami, tanta ombra fino a Campagnano, che mi appare all’improvviso, tra i rami degli alberi.

Una tappa inaspettatamente bella. Una buona giornata.    

Alberto Conte