CF08 - Tappa27 - Da Viterbo a Vetralla

Al risveglio saluto Marco e Daniela, che oggi ci lasciano. Li ritrovo al primo bar e facciamo colazione insieme prima di salutarci di nuovo.

Finalmente riesco a vedere il centro di Viterbo, una città in cui sono stato almeno sei volte negli ultimi anni, senza mai avere il tempo di visitarla, per un motivo o per l’altro.

Bella di una bellezza antica, sedimentata, autentica, a tratti polverosa. Una bellezza vera.

Vorrei perdermi in questo dedalo di strade, ma il fischio del GPS continua a riportarmi nei binari dell’itinerario.

Mentre esco dalle mura incontro i miei compagni di viaggio di ieri, e riprendo il viaggio con loro. Visitiamo insieme una tomba etrusca alle porte della città, prima di incamminarci lungo un bel percorso quasi completamente sterrato.

Il caldo si fa sentire, e non c’è traccia di una fontana. Mentre passiamo di fronte a una villa con il cancello aperto avvistiamo il proprietario che legge in giardino. Rompiamo gli indugi ed entriamo per chiedere dell’acqua. A giudicare dalla sua espressione il libro gli piaceva molto.

Più cordiale è la cognata, che prima ci porta una bottiglia da due litri di Sprite, e poi un vassoio di susine.
Che belli questi incontri, questa gentilezza.

Ripartiamo allegri verso Vetralla, dove arriviamo affamati ed assetati, picchiando il naso sulla porta chiusa del bar.

“Teribbile!” esclamo, raddoppiando la consonante per imitare l’accento laziale.
“Arivo!” esclama alle mie spalle la barista, dimezzando la consonante per ricordarmi che siamo proprio nel Lazio.

Pomeriggio di lavoro intenso, per un progetto urgente che dovrò spedire domani.

La stanchezza pesa sempre più sulle mie articolazioni e soprattutto sulla mia testa.
In fondo non mi dispiace che la meta si avvicini, ma come sarà il rientro dopo un mese di cammino?

Alberto Conte