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Fortuna che c'è il GPS

mar 19 Apr 2011

Oggi conosciamo Lorena di Viterbo. Sarà lei a darci una mano fino a Vetralla, in quanto anche per Stefano è giunto il momento di tornare a casa. Iniziamo a seguire la traccia ufficiale del percorso che Cristina ha caricato nel suo GPS e a mettere i segnali, fino a che dopo qualche centinaio di metri ci ritroviamo nell’impossibilità di continuare. La Via passa infatti in una zona archeologica chiusa da un cancello, che probabilmente aprirà più tardi. Da li poi si immetterebbe sulla strada asfaltata che da Sutri porta verso Capranica.

Una strada abbastanza pericolosa che, se fosse possibile sarebbe meglio evitare. Non sapendo come muoverci e visto un sentiero appena dietro la suddetta zona, decidiamo di scoprire dove porta ma senza segnarlo. Si tratta di una mulattiera che la costeggia da dietro e che poi prosegue in un bellissimo bosco a fianco di un ruscello. Sarebbe splendido se la Via passasse di qua.

Cristina è molto indecisa se tornare indietro e cercare di riprendere la strada asfaltata oppure arrischiarsi nel nuovo tratto sperando che si ricongiunga con il percorso ufficiale. Sarebbe una bella alternativa! Visto che il percorso continua parallelo alla strada e separato nel mezzo solo da una collina boscosa decidiamo di continuare. Cristina è molto fatalista in certe cose. Se quel cancello nel momento in cui siamo passati era chiuso e ci ha costretto a prendere un’altra strada, un motivo valido certamente deve esserci!

Il sentiero è veramente splendido. Il rumore dell’acqua che scorre si mescola al cinguettio degli uccelli. Arriviamo in un’area di sosta con tanto di tavoli e panchine. Cristina tiene sott’occhio il GPS. Il sentiero continua a proseguire parallelo al percorso ufficiale. Continuando ci troviamo in una bellissima radura dove un gruppo di cavalli liberi al pascolo, si avvicino per osservarci.

E al centro del prato, con nostro grande stupore troviamo un paletto con l’indicazione dell’Associazione Europea delle Vie Francigene. Cristina tira un sospiro di sollievo e si convince che più avanti ritroverà la Via Ufficiale. Riprendiamo il bosco, incontrando altri 5 o 6 paletti. La vegetazione comincia ad infittirsi e alcuni alberi, probabilmente caduti a causa del maltempo, ostruiscono il passaggio, ma sono facilmente superabili. Arrivati all’altezza di un ponticello un ultimo paletto con la scritta “Via Francigena” indica una salita. Qui il sentiero è appena visibile e poco pulito, oltre che la salita essere grave. Più in alto un vecchio cartello di legno indica le due direzioni verso Sutri e verso Capranica. Questa si rivelerà poi l’ultima indicazione che troviamo. Arrivati in cima attraversiamo una piantagione di noccioli dove due ragazzi ci indicano la strada verso Capranica, che raggiungiamo su una strada bianca, imboccando poi una provinciale un po’ trafficata.

Salutiamo Stefano ringraziandolo di Cuore per averci sostenuto in questi tre giorni. Prenderà il treno dalla Stazione Capranica-Sutri per tornare all’Aquila.

Cristina e Lorena proseguono e ritrovata la Via ufficiale decidono di fermarsi qualche minuto in un bar per rinfrescarsi. Approfittano per fare un resoconto dell’avventura appena passata. Cristina ipotizza che probabilmente quel tratto potesse essere uno vecchio e che sicuramente ci deve essere un’altra via d’uscita rispetto a quella da noi trovata che porta direttamente al paese, senza passare da Capranica Scalo. Peccato comunque che sia stata abbandonata. Basterebbero un po’ di lavori di manutenzione del sentiero e diventerebbe sicuramente una splendida alternativa al tratto di asfalto che collega Sutri a Capranica.

Rimane però il problema che il suddetto tratto non è stato segnato. Ma troviamo subito una soluzione. Lorena si offre di tornare con Pietro, la guida escursionistica che mi ha accompagnato venerdì a Roma, a segnalare questa parte mancante. Lascerò loro gli adesivi e la vernice.

Sono le 11 quando ripartiamo. Nessuna difficoltà nel segnare la Via: verniciamo pietre, muretti, pali di cemento e di legno. Ci addentriamo quindi in un bellissimo noccioleto e approfittiamo dell’ombra di una delle piante per sederci a pranzare. Cristina ricorda questa bellissima parte. Più avanti troveremo le rovine delle torri e una quercia veramente enorme che da il nome alla località.

Continuiamo a camminare, faticosamente, tra i noccioleti fino a raggiungere e attraversare una strada asfaltata e riprendere una mulattiera che si addentra in un bellissimo bosco.

Arrivate alla località Botte proseguiamo sulla destra attraversando un grande parco. Manca poco per arrivare al convento “Regina Pacis” che ospiterà Cristina questa notte. Ed essendo ci molti pali in ferro lungo la strada approfittiamo per apporre parecchi adesivi.

E l’ora dei saluti. Cristina e Lorena si abbracciano dandosi appuntamento domani a Viterbo. Saremo infatti ospiti a casa sua e di Pietro. Una gentile suora ci accompagna in stanza e ci indica la sala per la cena. Sono contento che Cristina finalmente possa approfittare di una cena completa. Finora l’ho vista mangiare solo crackers e frutta. Ritorna infatti soddisfatta e a stomaco pieno e si mette subito al tavolo per scrivere le emozioni della giornata.

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